Alberto Radicati di Passerano | Liberi di morire

Ci sono alcuni argomenti che tornano ciclicamente nella coscienza degli italiani (ovvero nei media): cani che sbranano bambini, stupri di gruppo, campi rom, ricostruire l’Aquila e il testamento biologico.

L’ultimo – che è anche l’unico sul quale sarebbe sensato discutere – è anche quello in cui sono presenti meno sfumature: se sei contrario, sei “pro vita”; se sei favorevole sei contrario ai pro vita, posizione che ti fa sembrare pro morte (alla faccia di chi dice che le parole non sono importanti), ma che altro non è che “pro libertà”. Sono posizioni inconciliabili e scolpite nella pietra, e l’idea di cambiare la posizione di un’altra persona porta solo a ulcere gastriche.

Nel 1732, un esule italiano scrive A Philosophical Dissertation Upon Deat (ovvero Dissertazione filosofica sulla morte). Si chiama Alberto Radicati di Passarano, uno dei primissimi illuministi italiani che non compare sui libri di filosofia. Indiana editore ha deciso di ritradurre la Dissertazione di Radicati svecchiandola un po’ e decidendo di pubblicarla con un titolo più efficace: Liberi di morire.

Vi permetterà di convincere vostra suocera a redigere un bel testamento biologico? No, su questo non ci contate. Ma vi sembrerà che lo spazio-tempo si sia piegato su se stesso e che Alberto Radicati di Passerano non sia a 300 anni di distanza da voi. Il bello delle idee belle (e dei libri belli) è che fanno collassare il tempo.

Anna Karenina letto nel 1877 è splendido tanto quanto l’Anna Karenina del 2012. Certo, in qualche modo è diverso (come si era già accorto Pierre Menard), ma quando si parla di “libro attuale”, si parla di questo. L’Italia di Alberto Radicati di Passerano non era l’Italia attuale: innanzitutto, quello che ora sembra un papato potente è una briciola rispetto al papato di allora; e poi non c’erano i problemi bioetici, non c’era da capire se una persona in stato vegetativo è ancora una persona o ha perso qualcosa che la rende meno persona. E questo senza tirare in ballo clonazione ed embrioni e criogenia.

Un bel libro è quello che in qualche modo mostra cosa significa essere un essere umano, e Liberi di morire ci riesce. Bisognerebbe rigirare certe pubblicità: oggettivamente, un diamante non è per sempre, un bel libro sì.

Liberi di morire, Alberto Radicati di Passarano, Indiana editore, 2011

Jacopo Donati

Scrive per Finzioni Magazine e lavora per Bottega Finzioni. Al terzo lavoro con un "Finzioni" da qualche parte avrà la certezza di essere in Matrix o in qualche Truman Show.

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