Audur Ava Ólafsdóttir | Rosa candida

Quando ero giovane sognavo che dall'unione tra me e la mia ragazza nascesse un bambino speciale, con i super poteri o qualcosa del genere, uno che poteva cambiare le sorti del mondo, una specie di incrocio tra Gesù e Thor (sono strano, lo so).

 

Ma non tutti sono strani come me, alcuni nemmeno lo vogliono un bambino, ed è questo il caso di Lobbi, il protagonista di Rosa candida, romanzo d'esordio dell'islandese Audur Ava Ólafsdóttir.

Però gli capita. Con una ragazza che non è la sua ragazza, per giunta.

Allora lui che fa? Decide di mollare tutto – il padre, il fratello, la figlia, l'Islanda – e di partire per un imprecisato paesino del nord Europa dove c'è un monastero che custodisce un antico roseto nel quale cresce la preziosa e rara rosa candida.

 

Rosa-candida-di-Audur-Ava-OlafsdottirLobbi si porta dietro un'ossessione per la morte (la madre è morta in un incidente stradale) e per il corpo (ha vent'anni il ragazzo, è ancora in trasformazione). E incontra un sacco di donne. Come se la sua vita fosse trapuntata di personaggi femminili.

Eppure questo è un romanzo di formazione, per ragazzi, per uomini e per padri.

Al che mi sono dato una spiegazione. Per mesi ho pensato che dietro al nome duro e impronunciabile dell'autore si nascondesse un uomo, e invece è una donna (certo, quell'Ava avrebbe dovuto farmi venire qualche dubbio). E forse proprio per questo ha tanto da insegnare ai giovani padri. Perché l'insegnante è una madre.

 

Tendenzialmente non amo quelli che nelle recensioni infilano delle similitudini sinestesiche forzate, tipo “questo libro profuma di violette appena colte” oppure “è come il primo caffè del mattino”, e cerco di evitarle come la peste, ma questa volta non posso farne a meno. Rosa candida è un romanzo polisensoriale. Puoi toccare i ciuffetti della piccola Flora Sol, puoi sentire in bocca il gusto delle ricette islandesi disseminate in tutto il testo, puoi annusare, ovviamente, il profumo delle rose.

 

L'ho letto più di un anno fa, un anno di transizione e di formazione (spero), e poi mi son detto “ehi, è tutto ok”. E la prima cosa che mi è venuta in mente è stata “ora lo riprendo in mano e ci scrivo qualcosa”. Eccolo.

Per un anno l'ho tenuto lì, l'ho covato, coccolato e poi l'ho respirato, toccato, ascoltato e me lo sono magnato. L'ho riletto e poi l'ho regalato.

 

Se conoscete una ragazza (o un ragazzo) a cui non piacciono i fiori (un'altra cosa strana, ma giuro che esistono), regalatele Rosa candida. Di sicuro non vi tornerà indietro.

 

E poi, tra poco è San Valentino, no?

Michele Marcon

Mi piace leggere, per questo leggo di tutto: le scritte sui muri, i foglietti illustrativi delle medicine, gli ingredienti sulle scatole di biscotti, le espressioni sui volti delle persone e sì, anche i libri.

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