Cartoline dai morti

 

Di questi tempi – ma a ben vedere è ormai così tutto l’anno – alle recensioni da tremila battute vengono preferiti i consigli per l’estate, cioè i consigli per gli acquisti. Eccone dunque una manciata sotto forma di brevi, suggestive – si fa per dire – cartoline balneari.

I

Mentre tra addetti ai lavori e non molto si discute a proposito di TQ – e mentre la blogosfera ne registra in diretta i quotidiani aggiustamenti –, Cartoline dai morti di Franco Arminio vince il Premio Stephen Dedalus, sezione Narrativa e Altre scritture. Nel roster degli odierni trenta-quarantenni, d’altra parte, a stento Arminio potrebbe rientrare, e non solo per questioni anagrafiche. Nato a Bisaccia nel 1960 e nemico giurato di qualsivoglia globalismo – «paesologo», si è in passato autodefinito –, se ne potrebbe per esempio ricordare la tendenza a raccontare il reale come di sfuggita, a coglierlo per così dire di striscio, oppure la tendenza ad adottare soluzioni narrativamente curiose, spesso ardite – insomma poco condivisibili. Come qui: centoventotto prose brevi, talvolta brevissime – cartoline, appunto –, in cui altrettanti narratori – i morti di cui al titolo – raccontano la propria fine: quasi sempre ordinaria e quindi invariabilmente tragica.

II

Lo si accennava pochi mesi fa: Einaudi ha da poco pubblicato La stella di Ratner, romanzo numero quattro di Don DeLillo nonché il suo testo «più tenace, enigmatico e sotterraneo», per dirla con gli editor einaudiani. In effetti, non si è qui né dalle parti dei suoi ultimi lavori – Cosmopolis piuttosto che Point Omega –, né da quella dei suoi testi più celebrati – insomma, niente Underworld o Libra. Piuttosto, procedendo di questo passo, si potrebbe intenderlo come un remix di motivi tratti da White Noise e Great Jones Street, o da Americana e Running Dog. Il che, a conti fatti, è un modo molto poco elegante di ricapitolare un ½ della bibliografia delilliana e di invitarvi ad acquistarne l’ennesimo tassello – più sotto è indicato anche il prezzo.

III

Narrativa a parte, sotto l’ombrellone quest'anno potrebbe funzionare Marshall McLuhan di Douglas Coupland, ovvero La biografia dell’uomo che aveva previsto il futuro, scritta dal profeta dell’Internet Generation, o semmai Senti questo di Alex Ross. Il suo libro precedente, Tutto il resto è rumore, era un breve viaggio – uhm – intorno alla musica da camera novecentesca – classica perlopiù. Qui il taglio è parimenti divulgativo – pop –, ma si spazia oltre i confini della classica (contemporanea e non): da Marian Anderson a Brahms sino ad accoppiamenti potenzialmente improbabili – Sinatra e Cobain, per dirne una, piuttosto che Cecil Taylor e i Sonic Youth. In alternativa, e in attesa di ritrovarne la traduzione italiana al rientro dalle ferie, consigliatissimo anche Retromania di Simon Reynolds. Ovvero, una corposa raccolta di saggi a proposito della mania – o addiction, come da sottotitolo – della pop culture rispetto al proprio passato. Un must da spiaggia haunt o hypnagogica, sarebbe a dire.

Ricapitolando:

Franco Arminio, Cartoline dai morti, Roma, Nottetempo, 2010, pp. 144, euro 8

Don DeLillo, La stella di Ratner [trad. it. Matteo Colombo], Torino, Einaudi, 2011, pp. 484, euro 24

Douglas Coupland, Marshall McLuhan [trad. it. Marco Pensante], Milano, ISBN, 2011, pp. 208, euro 19

Alex Ross, Senti questo [trad. it. Andrea Silvestri], Milano, Bompiani, 2011, pp. 588, euro 24

Simon Reynolds, Retromania, New York, Faber and Faber, 2011, pp. 496, euro 18,78

Filippo Pennacchio

1 Commento
  1. questo articolo mi ricorda tanto il libro che sto leggendo ora: La Libreria del Buon Romanzo (L. Cossé) . posso consigliarlo?