Compagni di viaggio: l’India di Moravia e Pasolini

“I miei compagni di viaggio: Disponibili, allegri, curiosi come scimmie, con tutti gli strumenti dell’intelligenza pronti all’uso, voraci, goderecci, spietati”
(Pier Paolo Pasolini)

Luglio, mese di viaggi e di fughe, per chi può. Mese di fantasticherie per chi resta a casa sognando orizzonti lontani. Ma che importa? Anche per chi resta, in un modo o nell’altro, si apre la dimensione del viaggio, e d’estate la città si dà in un modo nuovo, pur restando sempre la stessa. E’ a Luglio che entrando nel solito bar di paese trovi il tuo tavolo occupato da una coppia di svedesi in amore e allora anche a te, malinconico essere sedentario, sembra di essere approdato in un posto nuovo, e capita anche che rimastichi quelle quattro parole di inglese che ancora non hai dimenticato. Componenti per un viaggio: uno spazio da percorrere, un tempo per perdersi, un compagno di viaggio. Non serve altro. Non serve certo andare in India. Eppure, a volte, qualcuno ci va.

E’ il 1961. Un aereoporto trafficato e all’orizzonte il miraggio di Bombay. In mezzo, una strada incandescente che si snoda tra l’umanità brulicante delle periferie. Su questa strada incomincia il suo viaggio una vecchia Uno Bianca. Seduti sui sedili di pelle rossa ci sono due amici. Uno ha gli occhiali neri, l’altro non si è fatto la barba. Dietro di loro c’è una donna che dorme. Davanti a loro c’è una strada su cui si affastellano cartelli dalle diciture enigmatiche: Aurangabad, Ellora, Delhi, Agra, Gwalior, Orchha, Khajuraho, Varanasi. Sulla giacca di pelle di quello con gli occhiali neri c’è una bruciatura di sigaretta e quello coi capelli bianchi si strofina la mano sui pantaloni. Sono pensierosi, viaggiano senza guardarsi in faccia, rigidi e silenziosi. Uno è Pier Paolo Pasolini, l’altro è Alberto Moravia. Dietro di loro, la donna che dorme è Elsa Morante. Tre scrittori in viaggio, ognuno con il suo sguardo sul mondo.

Alberto Moravia ha 54 anni, i capelli bianchi, la stazza del pugile e la testa fine di chi ha fatto dell’esistenzialismo un arte. Ha pubblicato Gli Indifferenti, La Ciociara e soprattutto La Noia. Cammina per le strade tenendo le mani giunte dietro la schiena, guarda, analizza, vede. La sera, prima di andare a dormire, programma metodicamente il programma per il giorno successivo. Conosce l’Induismo e il Buddismo, parla l’inglese, il tedesco e il francese. Studia, osserva, parla con la gente, con Maria Teresa di Calcutta, con il Pandit Nehru e piano, piano, lentamente si forma nella sua testa Un’idea dell’India che sarà poi il libro in cui raccoglierà le note scritte in quelle settimane di viaggio. Moravia non si lascia mai coinvolgere, guarda l’India da fuori e ne riporta, pagina dopo pagina, l’invincibile alterità, l’impossibilità di ridurre il caos a ragione: “L’India è il Paese delle cose incredibili che si guardano tre volte stropicciandosi gli occhi e credendo di avere avuto le traveggole”. Moravia non capisce, ma si sforza. E così macina nelle sue note una quantità enorme di dati, statistiche, riflessioni sui Vedanta, e conversazioni con le più disparate personalità indiane.

Affianco a Moravia così preso nell’alto delle sue riflessioni Pasolini sembra un nano. Aderente al suolo. Ha 39 anni e il fisico troppo atletico per un’intellettuale. Non ha letto molto dell’Asia e si aggira tra i banchi di verdura di Benares tastando i pomodori, come fosse al Testaccio. Più che accumulare elementi per un libro, scodinzola, annusa gli angoli delle strade, si fa distrarre da un gruppo di ragazzini che gioca a pallone. E’ irrequieto come un cane, sopraffatto dalla mareggiata di odori di quelle strade, che però potrebbero essere qualsiasi strada, perché gli odori, dopotutto, sono gli stessi in tutto il mondo. “Sono le prime ore della mia presenza in India” scrive, “e non so dominare la bestia assettata chiusa dentro di me, come in una gabbia”. E anche se dietro gli odori di quelle strade gli sembra sempre di risentire, quasi uguale, simile ma ora sfuggente, l’odore di casa, egli non si dà tregua.  “Torniamo a Chattarpur che annotta. Io spero in una di quelle mie belle serate, in cui, mentre Moravia se ne va a dormire, io vado in giro, perdutamente solo, come un segugio dietro le peste dell’odore dell’India”. L’odore dell’India, è il risultato di quelle scorribande, fatto di anedotti, di puzze e di storpi, di particolari sui vestiti di Moravia e sul modo di mangiare dei bambini indiani. Non ci troverete praticamente nulla sulla situazione politica Indiana, sulla storia dei Vedanta e sulla loro distanza dalla tradizione filosofica occidentale. Per quello rivolgetevi a Moravia.

Con Moravia si ha sempre la sensazione di guardare il mondo con il telescopio, e il dettaglio, l’aneddoto è sempre il tassello o il microcosmo di un panorama; con Pasolini guardiamo al microscopio, e si avverte, dietro all’osservatore che descrive, l’uomo che sente e che riconduce tutto un universo a un particolare minuto e soggettivo. Moravia vede il tutto: l’India come un’unità con un’essenza da scoprire e fissare sulla carta; per Pasolini c’è soltanto il piano d’immanenza della strada, quell’odore, quel viso, quella parola. Una serie di frammenti, di immagini, impermanenti e indimenticabili come l’odore. Ed è per questo che, per uno come me che in India non c’è mai stato, Un’idea dell’India e L’odore dell’India parlano più di come si vive il tempo e lo spazio, quel viaggio quotidiano che ci è dato di fare: l’occhio e l’olfatto, la mente e le viscere, la ragione e il fiuto istintivo, la parola e il corpo. E Elsa in tutto questo? Sparisce tra le pieghe dei due libri, appare a tratti – ma molto di più nelle pagine dell’amico Pasolini, che in quelle del marito Alberto – la aspetti e non arriva mai. Eppure un amico mi assicurava che anche lei di quel viaggio ha scritto. Non ho mai trovato il libro. Se esiste. Chissà quale India, chissà quale occhio.

Amedeo Policante

Amedeo Policante

Si procaccia da vivere seguendo la transumanza d'inesistenti fondi di ricerca e rivendendo le preziose pelli in cambio di nitrokegs e perline di vetro. Ama i segugi, le ragazze che fan bolle con le chewing gums, Ivan Illich e un pò di stirner. A sua discolpa, ha una ciotola ed è bellissimo.

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