Fake di Giulio Minghini

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Recensioni / Fake di Giulio Minghini

Giulio Minghini viene da un paesino avvolto nella nebbia della pianura padana. E’ lettore per Adelphi e traduttore in italiano di Simenon e Crevel. Esiliato, come tanti, a Parigi, esce con il suo primo romanzo, in francese, Fake (Paris: Editions Allia, 2009, 140pp. 9€). Pubblicato da Allia, una piccola casa editrice con sede nel 4° arrondissement (in controtendenza per una metropoli dove quasi tutte le case editrici si trovano in pochi chilometri quadri dall’altra parte della Senna). Una bella scoperta: i paesi stranieri spesso illuminano dei talenti che da noi continuerebbero a sbattere la testa contro il muro. Emozionato dal microfono di France Culture, che lo intervistava in marzo, Minghini ha dato un’immagine impietosa del suo paese. Certo, ormai se ne ha l’abitudine, all’estero non filtra nulla di buono, ma Minghini va contestualizzato con l’idea folkloristica che dello Stivale hanno i parigini idealisti e gauchistes. “L’Italia è un paese da chiudere o da vendere” dice per bocca del suo protagonista.

Italiano, esiliato a Parigi e traduttore di Crevel è anche il protagonista di Fake, un uomo, che dopo una relazione andata male frequenta un sito d’incontri su internet. Inizia una vita sessuale sostenuta con le ragazze conosciute sul portale, come a sopprimere un vuoto. Vuoto che gli incontri non fanno che accrescere. Le accumula come biglietti del cinema, a decine, non ne ricorda neanche i volti. Solitudine, noia, la tecnologia del web 2.0 non fa che dare sfogo a un malessere diffuso. Concretizza nel virtuale il dolore reale. “Riconosco a questa fuga nella dissimulazione e nell’eiaculazione compulsive una bellezza languida e lugubre: la bellezza insensata di ogni ripetizione” (l’autore perdoni la traduzione nella sua lingua materna). Cercare l’identità nella ripetizione: gli infiniti partner non sono che degli specchi che danno del protagonista un riflesso sempre sbagliato (perché non combacia con l’immagine che si dà lui stesso). Finché il gioco degli incontri non rivela la sua vera potenzialità, quella di potersi clonare, alterare la propria identità. Ripetersi, in qualche sorta, in dei fake: utenti fasulli con cui il protagonista manipola gli altri. E fa cadere nei suoi tranelli altre che come lui cercano un palliativo alla solitudine. “Popolo la mia solitudine di altre solitudini.[…] Mi trovo in uno stato di distrazione permanente, una specie di fuga immobile e potenzialmente infinita da me stesso”.

Dal linguaggio svelto e semplice Fake è tutt’altro che privo di profondità. Si legge in fretta e resta in qualche modo sulla superficie, come i cloni che il suo personaggio crea, ma tra le righe non stanca d’insidiare dubbi. “E’ certo più facile moltiplicare il miraggio della scoperta, molto più semplice sfruttare la fonte inesauribile dei possibili, piuttosto che provare a prosciugare lo sguardo di un solo essere amato, infinitamente prossimo e lontano. Parte di noi che ci completerebbe trasformandoci.” Fake lascia l’amara sensazione che quell’abbandono alla facilità di internet sia una tendenza umana alla negazione di sé. I suoi personaggi appena accennati sembrano ombre votate all’annullamento. Quasi solo per pigrizia. Nel tutto, Minghini scrive un libro parigicentrico, cita con sottigliezza luoghi e situazioni, si beffa della città che l’accoglie e dei suoi costumi (a Parigi tutti sono artisti o intellettuali). Con acume ne penetra le contraddizioni compiendone (d’altra parte anche Minghini è scrittore). E, nel caso di un viaggio a Marsiglia, svela la propria assurda ma comprensibile “regola d’oro di non uscire mai da Parigi”.

Attendiamo la traduzione, s’immagina dell’autore stesso, in italiano. E per quanto riguarda gli espatriati, chi scrive ne sa qualcosa, consigliamo un blog, su un progetto di film documentario: s’intitola Belleville, Italia. Sottotitolo: Perché scappano dall’Italia?


Matteo Treleani

3 Commenti
  1. Bravo Treleà!
    Ma insomma anche in Slovenia non ve la passate bene…resta là che è meglio!

  2. giulio mi ha regalato “fake” quando è uscito; l’ ho trovato geniale. La formazione dell’ esiliato all’ epoca del social network.
    Sono fortunata: possiedo la silloge poetica che pubblicò in Italia quando aveva appena 17 anni. Giulio, grande.