Giovanni Rossi | Roger Waters, Oltre il Muro

Evitare l’insulsa e inutile agiografia di figure ingombranti e celeberrime sulle quali chiunque ha proferito parola non è impresa agevole. Non nego quindi un certo scetticismo una volta aperta la mia copia di Oltre il Muro di Giovanni Rossi, giornalista/musicista/blogger con “specializzazione” in elettronica e industrial. In verità Rossi mi aveva entusiasmato con la biografia su Trent Reznor, Niente mi può fermare, uno dei libri più avvincenti che mi siano capitati a portata di retina negli ultimi mesi, edito da Tsunami. Ma una cosa è Reznor, seppur fondamentale figura della musica dagli anni Novanta a oggi, ben altra cosa è narrare il percorso umano e artistico di un titano come Roger Waters

Va detto che Rossi affronta la caustica materia con cognizione di causa e cuore senza mai scadere nel melenso. La parabola ascendente di Waters è descritta dalle origini: partendo dalla morte del nonno durante il primo conflitto mondiale, passando poi per quella del padre nella battaglia di Anzio che ne ha segnato indelebilmente la personalità irrequieta e scontrosa, la storia si snoda attraverso tutte le tappe che hanno trasformato Roger Waters da ragazzino medio-borghese a immortale anima dei Pink Floyd del secondo corso.

Roger_WatersSi va dai successi della prima ora al non indolore allontanamento di Syd Barrett, dalla crescita come compositore e leader della band fino alla sbronza di soldi e celebrità giunta con la pietra angolare Dark Side Of The Moon. E lentamente si sente crescere inesorabile quel muro che separava Waters dal resto del mondo, con il definitivo mattone poggiato dal celebre sputo in faccia a un fan nell’ultimo concerto del tour di Animals nel 1977. Con la band ormai in frantumi e Waters tirannico come non mai, sboccia The Wall, pietra angolare del rock e della cultura pop che chiunque viva in questo pianeta dovrebbe conoscere a menadito.

Ovviamente, non viene tralasciata l'avventura solista successiva alla dipartita dai Pink Floyd a ridosso della pubblicazione di The Final Cut, periodo complicato costellato dalla guerra fratricida con gli ex compagni di ventura per mezzo stampa, tra minacce legali e reciproci screditamenti, tutto frutto delle ire di un Roger ansioso di veder riconosciuta la capitale importanza in seno alla band.

Rossi si spinge fino ai giorni nostri raccontando lo storico riavvicinamento dei quattro culminato con l’esibizione al Live 8 nel luglio del 2005 fino al 29 marzo 2013, giorno in cui Waters visita il War Cemetery di Cassino dove probabilmente è sepolto il padre. Il cerchio si chiude.

Col suo fluido stile romanzato, Rossi dipinge un personaggio complesso e contraddittorio, un Ulisse del rock in balia delle proprie ansie e dei fantasmi che ne hanno indelebilmente segnato l’esistenza. Mantenendosi alla larga da giudizi morali o da quelle lucidature tipiche dei biografi, quello di Rossi è uno sguardo oggettivo e privo di fronzoli che mette a nudo anche gli aspetti più disgustosi di Waters. La prosa vellutata e scorrevole ricusa la saccenteria della critica musicale e lambisce quasi il romanzo, arricchita da estratti di dichiarazioni che vivacizzano il racconto, con una tensione mantenuta viva per tutto il libro. Ne viene fuori la testimonianza pulsante e appassionata di una delle figure cardine della cultura popolare degli ultimi 45 anni che ha trovato nella musica un’ancora di salvataggio dal lugubre abisso dei propri incubi, che sono anche quelli di ciascuno di noi.

 

 

Marco Giarratana

Pigola, bubola, ziga, potpotta, gloglotta, ciangotta. E raglia.

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