Greetings from di Sergio Pilu

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Recensioni / Greetings from

Il libro di cui stiamo per scrivere è un e-book. Non si trova in libreria ma su un sito, che si chiama Simplicissimus. Simplicissimus è una book farm, con tantissime iniziative per le quali vi rimandiamo al loro sito.

Elogio del frammento nella continuità del viaggio.
“Il romanziere in carne ed ossa non è l’enunciatore del suo romanzo. E’ un personaggio di un altro racconto, per esempio quello di uno storico, di un critico letterario, di un giornalista venuto ad intervistarlo. Appena incominciamo a nominare l’enunciatore, a designarlo, a dargli un tempo, un luogo e un volto, cominciamo un racconto”.

Bruno Latour è uno scienziato che, prestandosi allo studio della narratività, ha detto questa cosa. Sergio Pilu invece è un pubblicitario che ha scritto un libro dettagliatissimo sui viaggi fatti per lavoro nell’arco degli ultimi anni, in tutta Europa. È stato in Olanda, in Francia, in Spagna, in Austria, in Belgio, in America e in altri mille posti. Ogni città è un espediente per raccontare aneddoti, spesso molto divertenti, legati al rapporto tra lo scrittore e il luogo specifico.

L’uomo Sergio Pilu coincide con lo scrittore Sergio Pilu che coincide con il personaggio Sergio Pilu. Questo scioglilingua è lo svelamento del meccanismo spiegato prima da Latour. E’ la sua messa in scena. Appena designamo l’enunciatore, infatti, appena stabiliamo tempi e luoghi, cominciamo un racconto, quello dei suoi viaggi. Un po’ come Chatwin in Patagonia, si può dire. Un po’ come Levi-Strauss nei suoi tristi tropici. Certo ma, con le dovute proporzioni di caratura e di mestiere, Sergio Pilu racconta i suoi viaggi in un modo nuovo. In piccoli frammenti. I suoi viaggi sono, essenzialmente, un elogio del frammento. Superficialmente perché il libro è un riadattamento dei post di un blog ma, in realtà, perché raccontare un viaggio in questo modo rappresenta un cambiamento rispetto ai normali racconti di viaggio di cui si accennava prima. Una rottura. E quando qualcosa si rompe, l’unica cosa che rimane integra sono i suoi frammenti.

Paolo Fabbri, che al contrario di Latour la narratività l’ha studiata come ragione di vita, diceva che il frammento è il contrario della generalizzazione. Perché è solido e perché non si può rompere ulteriormente, visto che si è già rotto.  È la totalità che è fragile. Un libro di viaggi scritto così è un atto d’amore verso il viaggiare: generalizzare i mille luoghi visitati sarebbe stata una debolezza e tutto l’impianto narrativo sarebbe risultato fragile. Perché la natura degli spostamenti dell’autore è essenzialmente discontinua. Così invece, tagliando, spezzettando, si fortifica l’esperienza e la si celebra. La si fortifica perché il frammento è quanto di meno frammentario possa esistere, se ci si pensa. La ci celebra perché il frammento è prima di tutto il rimpianto di una totalità perduta. Quella del viaggio vissuto e non raccontato.

Greetings from è disponibile per i download a questo indirizzo.

Jacopo Cirillo

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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