I Sotterranei di Jack Kerouac

Jack Kerouac
Jack Kerouac

Ci sono libri che, per ragioni di mercato, rimangono nell’ombra di un’altra opera dello stesso autore. È il caso di I sotterranei di Jack Kerouac, libro meno conosciuto del più blasonato Sulla strada ma da molti ritenuto il capolavoro dell’icona della Beat Generation.

Come molti suoi libri, anche questo è una storia autobiografica, la storia d’amore tra Leo Percepied (l’autore) e la bella Mardou Fox (Alene Lee), una ragazza di colore che strega a prima vista Kerouac.

È un romanzo breve che si narra fu scritto in sole tre notti grazie alla benzedrina, subito dopo la fine della loro storia. Le ragioni della scarsa popolarità sono dovute ad uno stile particolare che in qualche modo rimanda allo stream of consciousness di James Joyce e Virginia Woolf. I sotterranei sono uno dei migliori esempi di quella che lo stesso Kerouac chiamava prosa spontanea: far sgorgare le parole senza porre alcun freno, in maniera automatica e genuina. Non c’è costruzione per conformare il pensiero alla lingua, né deve essere presente uno sforzo, da parte dell’autore, perché al lettore sembri un flusso di coscienza. Se lo scrittore lo compie, la spontaneità è già persa.

Il risultato è che si fatica un po’ a trovare il giusto ritmo di lettura: spesso la punteggiatura è assente e quello che doveva essere un piccolo inciso stretto tra due virgole, finisce con il diventare un discorso più ampio che, conclusosi, cede nuovamente il passo alla storia. Ci si perde e ci si ritrova con una grande naturalezza e il pregio di questo libro è proprio il cullare delle frasi. Presto ci si accorge che più ci si sforza per dargli un’impalcatura logica, più si fatica a seguirlo: l’unica soluzione è continuare a leggere e far sì che il ritmo delle frasi – un ritmo assolutamente bop – si impossessi della mente e si sincronizzi con essa. Tutto, dopo, diventa naturale, quasi telepatico.

La lettura, infatti, dovrebbe avvenire nello stesso modo in cui Kerouac suggeriva di scrivere, ovvero “«senza coscienza» in semitrance […] permettendo all’inconscio di far entrare il proprio linguaggio non inibito interessante necessario”. È in questa maniera che Kerouac riesce a liberarsi del dolore di quell’amore finito male. Cosa ottiene in cambio il lettore? Le emozioni vere, i sentimenti reali che Kerouac patì per poi riversarli su carta.

Alla fine del libro è presente una breve postfazione di Henry Miller, scritta appositamente per l’edizione italiana. Dipinge Kerouac come un violentatore della lingua moderna, un virtuoso che sa giocare con le parole e si prende gioco di ogni regola convenzionale. Uno scrittore che ha saputo cristallizzare la parlata come fosse una fotografia istantanea. In un’opera come I sotterranei è riuscito proprio a fare questo.

Henry Miller non solo era amico di Kerouac. Entrambi condividevano la passione per raccontare la verità e ciò li portò più volte in tribunale. Non fece eccezione questo lavoro che fu accusato di essere un romanzo osceno e pornografico, un’opera non degna di essere letta né venduta. La sentenza che lo scagionò merita di essere citata (e lo è in quarta copertina) perché riesce a riassumere in poche parole tutti i pregi del romanzo, come “la bellezza lirica di alcune sue immagini, la forza e il ritmo del racconto, la ricerca accurata di richiami ed espressioni come elementi che consentono al collegio di pervenire alla conclusione che il romanzo è opera non pornografica e non oscena; è invece opera d’arte”.

Jacopo Donati

Scrive per Finzioni Magazine e lavora per Bottega Finzioni. Al terzo lavoro con un "Finzioni" da qualche parte avrà la certezza di essere in Matrix o in qualche Truman Show.

4 Commenti
  1. Ho 23 anni e non ho mai letto un libro di Kerouac. Nel senso che per anni me ne hanno parlato (sempre benissimo), e io per anni l’ho snobbato fingendo che nemmeno fosse mai esistito. Poi l’altro ieri me lo ritrovo tra i maggiori autori esistenzialisti e ora navigo nell’indecisione se leggere prima Big Sur o I Sotterranei.
    La mia domanda in realtà è un’altra.
    Qual è il miglior percorso-Kerouac da prendere.
    Ovvero: per arrivare a I Sotterranei e a Big Sur, quali libri sono da leggere prima.
    La classica domanda: da quale libro è meglio cominciare? Poi la risposta classica sarebbe: beh, si segue la bibliografia.
    NO.
    Magari c’è qualcuno che pensa che La Strada non sia poi un’opera così importante e che si possa pure saltare.

    Sì, ho dei pregiudizi su La Strada.

  2. Noioso seguire la bibliografia. Anche perché se decidessi per questa strada dovresti leggere come primo libro “Orfeo emerso”, pataccone a mio avviso orrendo, pubblicato qualche anno fa ma scritto nel ’45.

    Il punto è questo: certi scritti di Kerouac non sono di facile approccio per via dello stile. La prosa spontanea è meravigliosa quando riesci ad immergerti in essa, ma se ciò non avviene in tempi brevi la tentazione di mollare il libro è tanta. Big Sur non l’ho letto e quindi non ti so consigliare per quello; I vagabondi del dharma (di cui parlerò tra qualche numero) non è stato proprio un successo e potresti trovarlo un po’ noioso se non sei interessata al buddhismo; il Dottor Sax è una via di mezzo tra la prosa spontanea e quella “classica” ma è molto lento.
    Mi scoccia dirlo ma il primo libro potrebbe essere proprio Sulla strada. Mi scoccia perché non si tratta del mio libro preferito e non è neppure la versione originale del manoscritto di Kerouac da quanto so. Però ha una trama di vita come tutti gli altri suoi lavori e possiede uno stile meno caotico, più lineare, che ti permetterà di abituare gli occhi prima agli ambienti e alle atmosfere per poi farti fare il salto allo stile più rognoso.

    Se te la senti di rischiare, io partirei con I sotterranei, ma dagli una seconda possibilità nel caso lo trovassi difficile da leggere, magari mettendolo da parte per riprenderlo dopo aver letto Sulla strada. Ma I sotterranei è per me un libro meraviglioso e non si può non leggerlo se si è interessati ai beat. 😉

  3. io li ho letti praticamente tutti..
    senza ombra di dubbio il più immediato per approcciarti ed iniziare a penetrare l’anima della visione di kerouac è sulla strada, che comunque in alcuni punti raggiunge un lirismo pregevole.
    in secondo luogo i sotteranei,lasciati cullare..leggi di un fiato senza curarti di capire dove inizia e dove finisce la frase..ti sarà tutto chiaro man mano andando avanti.
    Piccola postilla su orfeo emerso: l ho trovato stupendo a dir poco. Il pechè non so spiegarlo, è quella sensazione che ti lascia un libro..subito dopo averlo finito..quel vagheggiamento spirituale, un tremito mentre ancora faifatica a staccarti dal racconto.
    enjoy.

  4. A volte è più difficile di quanto sembri riuscire a spiegare a qualcuno perché abbiamo amato un libro. Questo per dire che capisco benissimo quando parli dell’Orfeo.

    Premetto che, sopra, l’ho definito “pataccone” perché non mi ha lasciato nulla, non perché fosse scritto male. A mia discolpa posso dire che forse non c’era la prosa spontanea dei Sotterranei che mi ha guidato al nocciolo del romanzo senza che io dovessi fare nulla; né, dall’altro lato, c’era la lunghezza di “Sulla strada” che ti concede più tempo per immedesimarti al meglio.