Il Libro Nero di Orhan Pamuk

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“Non c’è nulla di sorprendente come la vita. Tranne lo scrivere. Lo scrivere. Sì, certo, tranne lo scrivere. L’unica consolazione che abbiamo.” Termina così Il libro nero di Orhan Pamuk. Tra i quartieri fatiscenti di una Istanbul a due anni dal colpo di stato, un avvocato, Galip, cerca la moglie scomparsa ed il fratello di questa a sua volta sparito, Celâl, noto rubricista accusato di lanciare messaggi criptici e sovversivi ai suoi lettori, sospetto seguace de l’ “hurufismo”, affascinante teoria secondo la quale i volti degli uomini non sarebbero che lettere, così come il mondo intero un nido di segni da decifrare.

Ogni mattino una Istanbul sonnacchiosa si sveglia e legge le sue rubriche sul Milliyet, cercando di capire attraverso frasi che descrivono la vita quotidiana di barbieri, creatori di manichini o librai, quale sia il proprio destino. Ogni mattina Galip si sveglia e deve capire cosa si nasconda dietro il suo mistero privato, dove sia finita la moglie Ruya. Per farlo comincia a “leggere” le cose che lo circondano come fossero indizi, alla pari degli investigatori dei gialli polizieschi che la moglie amava tanto; ma tale percorso finisce per svelargli una Istanbul sconosciuta, incantevole ed incantata, in cui ogni oggetto nasconde un segreto. Quale segreto? L’unica cosa chiara è che nulla è ormai chiaro, tutto raggiunge una complessità disorientante, l’intrigo della moglie si sovrappone a quello della città e Galip si ritrova perso in un mondo di simboli che hanno a loro volta perso il proprio mistero, restando per questo indecifrabili. Ed è questa la chiave del racconto. Tutto si infittisce perché ogni cosa sta perdendo il proprio mistero, lento travaglio di una città votata all’occidentalizzazione. Egli perde il suo posto, prende quello di Celâl, fondendosi col ritmo violento di una cultura complessa, di una città che, seppur vista mille volte, appare ora come appena conquistata. “Gli oggetti erano ormai gli inquietanti segni, per nulla familiari, di un mondo non più disposto a cedere facilmente i propri segreti”. Galip legge le lettere sul suo volto: non potrà mai essere se stesso.

E questa è la condizione di ognuno di noi, nessuno potrà mai esserlo perché non vi è spazio se non per indizi, scoperte e, soprattutto, intrecci narrativi. Perché “il mondo non rivela facilmente i suoi segreti ma per penetrarli, questi segreti, è necessario comprendere prima di tutto il segreto delle lettere”.

Iniziamo?

La Redazione

Menino vanto altri delle pagine che hanno scritte; il nostro orgoglio sta in quelle che abbiamo letto

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