La Panne di F. Dürrenmatt

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Recensioni / La Panne

In una scena del recente film “The Reader, un professore di diritto porta i suoi studenti ad assistere al processo di una SS, Hanna Schmitz. L’evento scuote prevedibilmente le coscienze dei giovani universitari e accende un dibattito in aula. Il professore sostiene provocatoriamente la separazione che vi è e deve essere, alla base dell’ordinamento di ogni stato, tra etica e giustizia: in Germania, negli anni ’40, le leggi vigenti permettevano di poter entrare a far parte delle SS; Hanna Schmitz, povera e analfabeta, lasciando il suo impiego alla Siemens per entrare nella famigerata unità nazista, non era, e non è, per questo motivo imputabile di alcun reato. Uno studente, indignato, ribatte che non sarebbe eticamente corretto permettere la sua assoluzione, a meno che la giustizia possa essere ridotta ad una mera questione di cavilli. Il professore risponde che la cavillosità è la sua caratteristica principale e necessaria.

Il concetto di giustizia è fondato su una possibile interpretazione della realtà, la più convincente, che si serve di argomentazioni sottili e verità apparenti. La giustizia esercitata dai tribunali è quindi relativa e spesso può accadere che comportamenti moralmente deplorevoli non vengano condannati e viceversa. La panne costringe il lettore a questa fastidiosa constatazione e ci racconta come può accadere che un uomo comune, Alfredo Traps, rappresentante di articoli tessili dalla vita apparentemente ordinaria, possa essere processato e condannato a morte per omicidio colposo da un tribunale di vecchi giuristi in pensione.

La Panne di Friedrich Dürrenmatt ( Einaudi, 64 pp., 8.50 euro)

Viviana Lisanti

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