Né di Eva né di Adamo

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Recensioni / Né di Eva né di Adamo

Le magnifiche stanze tradizionali profumavano di tatami fresco, e ciascuna aveva la sua immensa vasca da bagno zen, riempita ininterrottamente da un bambù che vi versava acqua bollente. Per evitare che debordasse, nella pietra cruda del bagno era stato praticato un orifizio, sopra il quale campeggiava l’ideogramma della balla di fieno incendiata, simbolo del nulla.
Metafisico! – esclamai.

Il guaio di leggere un libro di Amélie Nothomb ambientato in Giappone senza conoscere né Amélie Nothomb né il Giappone non è di per sé un guaio. Lo diventa se uno pensa a tutti i nerd di Amélie Nothomb che ci sono là fuori, e a tutti i nerd della Millenaria Cultura Giapponese, banzai, e a tutti i nerd delle due cose messe insieme, cosa ne vuoi sapere tu di Amélie Nothomb e della Millenaria Cultura Giapponese. Ecco, io non ci ho pensato. Per questo – ok, anche per questo – il libro è stato una lettura, come dire, posso dirlo? Lo dico: emozionante.

Trama del romanzo in cinque secondi, pronti via: Amélie va in Giappone, conosce Rinri, si innamorano, lui ha una limousine bianca e le chiede di sposarla, lei scappa e torna dopo cinque anni (nel frattempo è diventata una scrittrice famosa. Lui nel frattempo è diventato un ciccione), si abbracciano. Fine. Ma da quando in qua ci frega qualcosa della trama? C’è più trama in un episodio di una serie tv che in tutta la letteratura del Novecento (ba-boom!). Infatti, le cose belle di questo libro sono altre. Per lo meno quindici. Ne dirò sette.

  1. Il verbo asobu. Asobu vuol dire giocare, nel senso di non-lavorare, come l’otium latino, ma non proprio, come il cazzeggio, ma non proprio, ah, l’intraducibilità dei concetti della Millenaria Cultura Giapponese. A Rinri piace giocare, giocare nel senso di asobu, e Amélie s’innamora di questa cosa. Oddio, innamora non è il verbo giusto.
  2. Il verbo koi. No, non è un verbo. E’ un concetto. Significa: diletto. Amélie non ama Rinri, perché l’amore ha una faccia torbida, e con il ragazzo dalla limousine bianca tutto è molto pulito. Prova per lui il koi, puro piacere-di-condividere-il-tempo. Il koi è una parodia dell’amore, ne imita i gesti per gioco (asobu). Il koi è una figata. La fregatura è che Rinri, invece, è innamorato. Innamorato normale. Ah, e poi koi vuol dire carpa, il pesce, e Amélie odia le carpe.
  3. La cultura di Amélie. La tipa ascolta Bach, Liszt e Brassens, cita Schopenhauer e Hiroshima Mon Amour, penetra nei concetti scardinando le loro etimologie. Non registra un gran punteggio sul Verbosometro (cit.), ma si dà il suo bel da fare. Il tutto, con leggerezza. Velocità. Ironia. Non te la fa pesare. Verrebbe voglia di invitarla fuori a cena, se non fosse una quarantenne disadattata.
  4. L’elogio del movimento: “O meraviglia della corsa! Lo spazio ci libera da tutto. Non c’è tormento che resista all’espansione di sé nell’universo. Il mondo sarebbe così grande per niente? La lingua dice una cosa giusta: darsela a gambe vuol dire salvarsi. Se stai morendo, scappa. Se stai soffrendo, datti una mossa. Non esiste altra legge che il movimento”.
  5. Almeno due scene incredibili: lei che piscia nuda in una tempesta di vento / lei che mangia un polipo vivo, e il polipo le afferra la lingua.
  6. Amélie è ossessionata dalla scrittura. Questo la salverà nell’ora dell’Apocalisse.
  7. A Natale in Giappone maturano i cachi. Nevica, ed è un vero koi vedere il bianco sopra l’arancione. I cachi con la neve. Quanto devono essere buoni?

Il frutto dell’albero, i due innamorati, la rovina: la volta del serpente e della mela fu colpa della femmina, Eva. Invece qua (cioè là, in Giappone nel 1990), è il maschio che porta il dono alla donna, perché vuole farla sua. Ah, già: il libro s’intitola Né di Eva né di Adamo. Dura 150 pagine e si legge in due ore, di mattina, sulla panchina di un parco di Bologna, circondati dalle signore che scendono i cani e li pisciano, alzando gli occhi ogni tanto per sorridere ai bambini nelle carrozzine, oh, che carini. Almeno, a me è successo così. E non vi servirà essere dei nerd di Simone Rossi per capirlo.


Né di Eva né di Adamo di Amélie  Nothomb, Voland, 2008, 160 p.

Simone Rossi

simone rossi

simone rossi è uno scrittore a cui piace suonare.

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