Sarunas Jasikevicius | Vincere non basta

Ho letto questo libro avendo visto solo una partita di basket intera, in tutta la mia vita: New York Knicks contro New Orleans Pelicans al Madison Square Garden, durante una vacanza a New York. Ci sono andata per provare almeno una volta l'emozione di una partita di NBA dal vivo. Lo so: questa premessa non mi fa onore. Mi fa ancor meno onore ammettere di non avere alcuna idea di chi fosse Jasikevicius prima di leggere questo libro, ma questo forse ha portato ad un modo diverso di goderselo. Ho affrontato la lettura con lo spirito di chi stava scoprendo da zero un mondo totalmente inesplorato e ho seguito le decisioni prese da Jasikevicius nel corso della sua carriera come imprevedibili evoluzioni del destino, come se stessi leggendo un romanzo di cui non avevo letto nemmeno la recensione, figuriamoci conoscerne la fine.

jasikevicius_vincere_non_bastaCome spesso accade durante la lettura di biografie di personaggi noti, i capitoli più belli sono quelli che raccontano gli aneddoti rimasti nascosti al grande pubblico. La prima parte del libro, nel caso specifico, oltre che parlare di Jasikevicius ci offre uno spaccato della recente storia europea: l'atleta nasce nel 1976 ed è quindi adolscente nel 1991, al momento dell'indipendenza della Lituania.

Le vicende politiche legate al crollo dell'URSS hanno rappresentato per Jasikevicius un'opportunità dal punto di vista umano ma anche sportivo.  Da una parte, infatti, mi sono immaginata il giovane cestista come il protagonista di Goodbye Lenin, davanti alla moltitudine di prodotti commerciali che vedrà per la prima volta all'aeroporto Sheremetyevo di Mosca qualche anno prima della dissoluzione dell'Unione Sovietica. Dall'altra, lui stesso ammette che competere per un posto nella nazionale di basket Under-17 della neonata Lituania rappresentava un grande cambiamento: «eravamo in pochi, quattro gatti rispetto a quando eravamo un pezzetto della Grande Madre Russia».

Tutto ha inizio così, dalla nazionale e dallo Zalgiris della città natale Kaunas. Poi Jasikevicius diventa un giramondo: dall'esperienza negli Stati Uniti durante il college, al ritorno in Lituania, fino alle squadre che hanno lo hanno reso grande in Europa, come il Barcellona, il Maccabi Tel Aviv, il Panathinaikos. C'è spazio anche per un'esperienza nell'NBA, che si rivela però meno fortunata del previsto; è per questo che Jasikevicius rimane un mito del basket soprattutto in Europa.

Raccontando gli ultimi passi della propria carriera di giocatore, Jasikevicius fa il punto sulla propria vita di sportivo, cercando di andare al di là delle vittorie, delle partite storiche, della dedizione mostrata ogni giorno in allenamento. E se «c'è gente che non ha mai vinto niente, ma ha rubato più cuori di James Dean», è proprio nel finale che troviamo la riflessione capace di spiegare il perché del titolo di questa autobiografia, Vincere non basta. Sono le emozioni regalate agli appassionati a restare indelebili, a fare di uno sportivo un campione. Un pensiero condivisibile, che rende questo libro universale e consigliabile agli appassionati di ogni sport.

Sarunas Jasikevicius [con la collaborazione di Pietro Scibetta], Vincere non basta, Add Editore, 2015

Elena Chiara Mitrani

Colleziono macchine da scrivere. Amo Parigi, i libri e il calcio. Scrivo di libri, viaggi ed esseri umani.

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