Sputerò sulle vostre tombe

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Recensioni / Sputerò sulle vostre tombe di Boris Vian

Un nero che vuole fare il bianco. Due bianche che si vogliono fare il nero che vuole fare il bianco. Un nero che vuole fare il bianco che vuole farsi tante bianche, magari anche ucciderne un paio, per vendicare un nero che voleva fare il nero. Tosto vero? Tosto sì. Tosto e censurato.

Nel 1946, in Francia, le case editrici erano a caccia di romanzi americani da pubblicare. Successo garantito. Vendite alle stelle. Soldi. Soldi. Soldi. Nel 1946, in Francia, un tale Boris Vian propone alla casa editrice Le Scorpion un romanzo a tinte forti. Quando dice “tinte forti” intende sesso e alcol. Intende razzismo e pedofilia. Intende macchine veloci e musica rock. Intende prostituzione e omicidi. Intende, insomma, un fottuto bordello in piena regola. Piccolo particolare. Boris Vian non è americano. Non è nemmeno anglosassone. È francese. Di Ville d’Avray. Nord del paese.

Come fare quindi? Come aggirare la severa censura d’oltralpe? Idea semplice. Pseudonimo. Pseudonimo studiato. Pseudonimo con storia annessa. Pseudonimo tipo Vernon Sullivan. Lo scrittore negro purgato, causa razzismo, negli Stati Untiti d’America. Nasce così, Sputerò sulle vostre tombe. Il romanzo di fretta. Pensato in poche ore. Scritto in pochi giorni. Diventato best-seller in poche settimane. Censurato in pochi mesi. Dimenticato in pochi anni. Storia a “tinte forti”, diceva Boris Vian. Come non essere d’accordo?

Il protagonista è un finto bianco. Un nero con la pelle chiara. Assolutamente uno schiavo del sesso. Nonché un pericoloso killer vendicativo. Nonché un alcolizzato. Nonché un simpatizzante pedofilo. Nonché un sorridente bibliotecario. Si scopa una donna. La sorella della donna. Svariate ragazzine. Una bambina di colore costretta alla prostituzione nel capitolo dieci. E il capitolo dieci turba. Spaventa. Vorresti non ci fosse. Assomiglia tanto a un calcio nelle palle. Un calcio di punta. Punta di ferro. Protagonista e amico del protagonista “contro” due bambine prostitute. Una bianca e una nera. Voi magari nel vostro bel lettino. Sotto le coperte. Appena finito di parlare al telefono con l’amica o il fidanzato o l’amante o la nonna. E tutto ad un tratto siete in un bordello a leggere le gesta di due pedoputtanieri. La tentazione di scagliare lontano il piccolo libro potrebbe essere tanta. Ma non fatelo. Andate oltre.

Certo Boris Vian non risparmia dettagli. E loro sono bambine. E una piange. E si leggono le seguenti parole: tanfo, grossa negra, undici o dodici anni, gonna troppo corta, culetto rotondo, cominciava ad ansimare, bere, mano in mezzo alle gambe, ti faccio picchiare, troppo grosso, lacrime, spogliati, piccolo grido, entrai dentro, bruciava come l’inferno. Scena e parole che, credo, resteranno vivide nella memoria del lettore. Forse più dell’intero libro. Dove la ricerca del proibito, dell’atroce, del meschino, della vendetta a tutti i costi, immalinconisce non poco. Ti viene da dire. Che mondo di merda. E poi ci pensi, realizzi che è vero. Realizzi che non avresti voluto realizzare. Realizzi che probabilmente domani passerà.

Spegni la luce.
Buonanotte.

Andrea Meregalli

La Redazione

Menino vanto altri delle pagine che hanno scritte; il nostro orgoglio sta in quelle che abbiamo letto

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