Stefano Tofani | L’ombelico di Adamo

Alcuni dei giochi più belli che si possono fare sono i giochi linguistici. Ce ne sono di tutti i tipi e per tutte le età, dai rebus agli scioglilingua, c'è chi passa il tempo quotidianamente con cruciverba e cruciverbosi.

Il gioco linguistico è anche una caratteristica precipua di una certa comicità – che a me piace un sacco – dove l'atto comico sta appunto nel prendersi gioco delle persone grazie alla lingua e, a presso, nel prendersi gioco della lingua stessa.

 

È questa una delle chiavi di lettura della comicità di Antonio De Curtis aka Totò, che nelle sue performance espone costantemente il lato ludico della lingua italiana. La parola è dunque centrale e si sviluppa grazie a funambolismi verbali, metafore, stravolgimenti del significato, e poi ancora controsensi, doppi sensi, non sensi e tutte quelle trovate che giocano – appunto – sulla confusione e sulle distorsioni sematiche.

Per farsi un'idea, basta guardare scene come quella in dogana (Noi duri) o la celebre scena della lettera in Totò, Peppino e la malafemmina.

 

ombelico-adamoQuesta, secondo me, è anche una delle caratteristiche principali del libro di Stefano Tofani, L'ombelico di Adamo (Giulio Perrone Editore). Leggendo questo romanzo sembra di ripiombare in uno dei tanti film del comico napoletano. E la verve linguistica ne scaturisce di riflesso. Infatti, a parte qualche sporadica apparizione di televisori, computer o telefonini, sembra proprio di essere negli anni '40 o '50.

 

C'è la location ideale: Cùzzole, un paesino “di passaggio, pigro e anonimo” come tanti altri paesini disseminati nello stivale. Ci sono i personaggi giusti: il brigadiere e l'appuntato, il sindaco mafioso e il prete mangione, il barista chiacchierone e tutta un'umanità varia, ma ben presente a chi abbia visto almeno un film di Totò e poi ancora di Monicelli, Risi o altri classici della commedia all'italiana.

 

E poi c'è un mistero, ma in fondo è marginale. La comparsa di una misteriosa statua mascherata e, a seguire, di un morto che sembra avere le stesse fattezze della statua in questione, per quanto elementi centrali ai fini del racconto, sono contestuali – come se fossero parte anche loro di un grande gioco linguistico che mira a mostrare e nel contempo a mascherare un pezzo di Italia. E certe maschere fanno ridere, sì, ma fanno anche pensare.

 

Stefano Tofani, L'ombelico di Adamo, Giulio Perrone Editore, 2013

Michele Marcon

Mi piace leggere, per questo leggo di tutto: le scritte sui muri, i foglietti illustrativi delle medicine, gli ingredienti sulle scatole di biscotti, le espressioni sui volti delle persone e sì, anche i libri.

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