Clive Cussler: dimensione avventura

Dopo la breve ondata femminile di bestselleriste (però col botto), torniamo al genere maschile con Clive Cussler. Le sue di cifre sono meno chiare, ma pare si aggirino tra i 40 e i 120 milioni di copie vendute, almeno secondo l'insondabile Wikipedia, e sempre considerati tutti i libri scritti (una cinquantina).

L’impero-perduto-di-Clive-Cussler-e-Grant-Blackwood-Il libro appena arrivato in Italia è L'impero perduto, seconda avventura della coppia di sposi Sam e Remi Fargo. I due cacciatori di tesori stavolta se la devono vedere con una campana di un galeone trovata al largo di Zanzibar, che li porterà prima in Madagascar poi in Indonesia. Il tutto per seguire le tracce degli Aztechi ma inseguiti da uomini violenti e senza scrupoli che rispondono solo al Presidente del Messico.

Evidentemente siamo nel regno del romanzo d'avventura, e se per Wilbur Smith avevamo tirato in ballo James Bond, qui  aleggia inevitabile la figura di Indiana Jones, ma ancora di più quella dei coniugi della Mummia e dei ragazzini dei Goonies. Dove Wilbur snida una componente machista, crudele e torbida, Clive Cussler ha invece una leggiadria di tutt'altro genere. Siamo in un romanzo d'avventura puro, non edulcorato da sfumature di sensualità o thriller o crime.

I personaggi di Cussler sono mossi da sincera curiosità, da un sentimento di stupore ingenuo nei confronti del mondo, dei suoi tesori nascosti, e delle sorprese che la natura e le antiche civiltà possono ancora regalare. Si seguono i due Fargo con il mappamondo sotto mano per vedere dove ci condurrà la loro ricerca, ed è incredibile come le pagine volino insieme ai due protagonisti da un viaggio all'altro. E come nei Goonies siamo pronti a scoprire un galeone fantasma nascosto in un angolo di mondo sperduto e guardarlo con lo stupore dei bambini.

Perché il Cussler vive della magia dell'infanzia che ancora guarda la realtà con maraviglia. Persino i due coniugi sembrano più compagni d'avventura, che di vita: anche nei momenti più adrenalinici, e ce ne sono, tutt'al più si scambiano un casto bacio sulla guancia o un tenero abbraccio, evidentemente una precisa scelta dell'autore.

Cussler si rifà perfettamente alla tradizione dei romanzi d'avventura ottocenteschi, più all'Isola del Tesoro di Stevenson che alle Ventimila Leghe sotto i mari di Verne, perché Verne ci mette un messaggio in più, un sottotesto, un po' nella scia poi presa da Michael Crichton dell'eterna battaglia tra natura e cultura. Mentre Cussler si diverte come un fanciullo nella sua caccia al tesoro in mezzo alla giungla, saltando da un ponte su una nave, nuotando sott'acqua alla ricerca del galeone o dei pirati. E in definitiva, anche noi con lui.

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