II Commissario Montalbano come Superquark

Leggere Camilleri è più socialmente accettabile rispetto a un Dan Brown, che come si diceva qui rimane un culmine di deprecabilità. Ogni Montalbano scala le classifiche senza portarsi dietro alcuna onta. Eppure diventa immancabilmente un bestseller.

Una voce di notte è balzato subito al primo posto, spazzando via anche le padelle della Parodi, ma cosa ne fa un appuntamento talmente immancabile? Probabilmente non la lingua. Approcciarsi al dialetto siciliano lascia almeno 'mparpagliati. Anche se una volta presa la mano se ne ricava lo stesso gusto che si prova a risolvere un rebus, e ci si sente subito più intelligenti. E anche un po' siciliani.

Leggere Montalbano è come guardare Superquark (e a chi non piacciono i documentari sugli animali nella savana o sui pinguini?) con la differenza che qui la specie sotto il riflettore è quella dell'Homo Italicus, e in più c'è persino la trama (il più delle volte). Non esiste rappresentante della specie che meglio corrisponda alla categoria: il commissario è l'arci-italiano, con tutti i pregi e difetti del carattere nazionale. L'ossessione per il cibo: mangia fino all'indigestione, soprattutto pesce, tipo purpo, pasta al suco di rizzi, triglie con la cipuddrata. Fuma parecchio, e se non riesce a farlo all'aperto, fuma nel bagno del commissariato, in barba ai divieti. Dello spregio per le regole, come ogni italiano che si rispetti, fa un punto d'onore. Spregio con cui risolve anche i casi, tra minacce, bluff e l'ingegno del furbo. Come ogni tipico arci-italiano il suo rapporto con le donne è al limite della misoginia: con la compagna Lidia solo rapporti telefonici e per il resto ben vengano donne delle pulizie o anziane pettegole a dargli una mano. La tecnologia è un surplus da guardare con sufficienza. E a condire il tutto qualche discorsotto su società e politica come nei migliori bar di paese, tipo “Governo ladro” o “i politici sono tutti mafiosi”. Ci si specchia in Montalbano e per di più quasi quasi ci si sente migliori.

Si è detto spesso che il genere giallo si comporta da trattato antropologico-sociale, ma se si prende la trilogia di Millennium di Stieg Larsson (Uomini che odiano le donne e seguito) non c'è un tale preciso e onnicomprensivo report sulla società svedese. Non cotanta documentazione persino sugli usi culinari, come in Camilleri. La cui ambientazione ovviamente non poteva che essere la Sicilia, isola arci-italiana per eccellenza. Lo stesso succede invece nei gialli di Alexander McCall Smith. Scozzese di origine e zimbabwese d'adozione, ha ambientato nel Botswana la serie che parte da The No.1 Ladies' Detective Agency e Le lacrime della giraffa, tutti pubblicati da TEA. Come Montalbano fronteggia gli ostacoli tipici della sua specie e del suo habitat, mafia e omicidi passionali, così Precious Ramotswe affronta voodoo e avvelenamenti, con previa e multi-sfaccettata documentazione del contesto in cui è inserita, delle caratteristiche sociali e affettive della sua specie. 

E ora a voi: avete letto Una voce di notte? E ditemi: anche i precedenti hanno trame così fiacche?

4 Commenti
  1. Montalbano misogino? Non mi pare o se c’è misoginia è apparente..è un solitario, questo sì

  2. Non ho (ancora) letto l’ultimo arrivato in casa Camilleri, però posso testimoniare in favore di tutti gli altri.