Wilbur Smith: il testosteronico

Wilbur Smith è Il Bestsellerista per eccellenza. 33 romanzi e 122 milioni di copie vendute in tutto il mondo, di cui ben 23 milioni in Italia. E facendo le dovute proporzioni è una cifra astronomica, che rende decisamente verosimile che sia davvero lo scrittore più venduto a casa nostra (e che spiega come mai Vendetta di sangue sia uscito prima qui che nel resto del globo).

Wilbur trova i suoi punti forti nelle ambientazioni esotiche (Africa sempre e comunque, e del resto ci è nato), nelle storie d'amore romantiche, e soprattutto nell'avventura. Ma il suo vero asso nella manica, che lo rende un peso massimo, potrebbe essere riassunto in una piccola semplice invocazione del lettore: “Raccontami qualcosa che so già”. Perché Wilbur il suo lettore lo segue, lo coccola e lo vizia, senza strattoni, senza salti nel vuoto.

WilburSNon esiste un corrispettivo letterario del Wilbur: esiste il corrispettivo cinematografico ed è la saga di James Bond. Dove sai già che nel corso di ogni avventura andrà a letto con una donna bellissima, sparerà un numero informe di pallottole, darà un numero indefinito di cazzotti e soprattutto sconfiggerà il cattivo di turno. Perché affannarsi nell'ignoto quando ci si può godere il noto?

In Vendetta di sangue il protagonista è per la seconda volta l'ex militare Hector Cross (è il seguito di La legge del deserto) a cui viene uccisa l'amatissima moglie, la biondissima, bellissima sexyssima Hazel. Di cui dovrà trovare gli assassini per sistemarli come si conviene (cioè a mani nude in una giustizia personale, perché la legge è sempre troppo lenta o troppo clemente).

Hector è l'incarnazione del sogno che (forse) ogni maschio ha fatto da bambino, o comunque il modello maschile ancora di riferimento (sempre il James Bond prima maniera): il macho, muscoloso, senza paura, capace di fare a botte e vincere, ricco sfondato, con un sacco di auto riconoscibili (Ferrari, Bentley, Porsche) e ovviamente un sacco di donne sexy a cui poter sussurrare “Ehi piccola”, o anche “Zittiscimi con un bacio”. (Due dettagli in particolare danno la misura di quanto questa figura sia un sogno maschile: che la propria donna lo metta al primo posto sui figli, e che sia sempre impressionata dal volume del suo “equipaggiamento”). Sogno che il Wilbur non ha superato, come ha dimostrato in una recente intervista, tra l'altro in Italia.

Sembra inverosimile che non ci sia dell'ignoto in un autore che ambienta tanto in Africa, ma la sua Africa è quella dell'immaginario collettivo: dei bambini con "il muco secco al naso" che "rotolano su piastrelle sudice", di re seduti su "troni di zanne di elefante", di ciambellani che accolgono gli ospiti in "gonnellino di code di scimmia bianca". Allo stesso modo, i Cattivi fanno già parte dell'immaginario: qui sono sessualmente onnivori, pedofili, sadici, etc etc.

Non c'è bisogno di profondità o complessità per trascorrere delle ore in totale abbandono tra le braccia machiste di Wilbur. Questo però ne fa un autore su cui è più difficile esporsi senza vergogna. Prova del nove?

3 Commenti
  1. Bè..mi pare che pure gli eroi maschili dei suoi libri siano bellissimi e sexyssimi..dopodichè Il Bond di oggi (quello cinematografico) non è certo quello degli anni ’60..anzi pare che lo 007 di Craig sia molto più vicino all’originale letterario di Fleming. Poi il fatto che un protagonista sia particolarmente “virile” (ci sono anche tanti modi di esserlo così come ci sono tanti, infiniti modi di essere femminili) non è di per sè sinonimo di maschilismo