Contro tutto, contro niente

Czar vodka

Origine: Pietroburgo

Aroma: dolce, amaro, forte, debole

Proprietà: rende polemici e molto originali

La Czar vodka va bevuta senza pregiudizi. 

Se ne possono bere diversi bicchierini e sentirsi forti come un pompiere ma, al tempo stesso, un solo bicchierino può stendere il bevitore più esperto. Va presa per quel che è: imprevedibile. 

Non ci si deve stupire se una sera se ne beve mezzo litro e una sera, dopo solo un sorsetto, non ci si riconosce nemmeno allo specchio, perché anche un culturista può apparire rachitico e un capellone stempiato, come Vasilij Vasil'evič Rozanov.

R. era di media statura, pochi capelli rossi, occhiali tondi. Aveva l’abitudine di parlare a voce bassa a cinque centimetri dall’interlocutore. A quanto pare, parlando, sputacchiava. Durante una serata in società si avvicinava a qualcuno seduto su una poltrona, si chinava all’orecchio e sussurrava. Sputacchiando. 

La vita e la produzione letteraria di R. si misurano con diversi aggettivi, tipo contraddittorio, umorale, affettuoso, geniale. Ma in realtà R. era tutto questo e, allo stesso tempo, niente di tutto ciò.

Scriveva per giornali di orientamento opposto; su Novoe Vremja, il giornale di Aleksej Suvorin (che fu l’editore di Čechov) era monarchico; nell’altro progressista al limite del socialismo. Per la sinistra era un conservatore e per la destra un sovversivo; per la chiesa ufficiale un libertino e per il clero progressista uno scrittore troppo facile ai compromessi. Non era simbolista né realista, né slavofilo né occidentalista. Era tutto questo in una volta, o una volta una cosa e la volta dopo un’altra.

Un bimbo con la goccia al naso che scopre tutto 

(ecco chi sono).

Dimenticato fino al 1930, data di pubblicazione di L’Apocalisse del nostro tempo in Francia, è considerato un eterno contestatore e un polemista di professione, ma anche l’inventore di un genere letterario fondato sull’intimità e la vita domestica. Ma R. tutto avrebbe voluto tranne essere definito letterato.

Sento la letteratura come ci sentiamo addosso un paio di mutande. In modo altrettanto intimo e personale. Indumenti del genere li tratti con precauzione, perché “ci stai sempre dentro”.

Ha scritto di tutto: saggi sull’arte, sull’antico Egitto, sulla vita monastica, sulla religione, articoli di cronaca e politica; ma, mi pare, il testo in cui emerge con evidenza la genialità di questo bizzarro individuo è Foglie cadute.

Era un gran credente, R., amava dio e i valori della cristianità e aveva un modo tutto suo di approcciarli, questi valori.

Riguardo al matrimonio, ad esempio, aveva delle idee che, come dire, erano poco condivise dalla chiesa. Sosteneva che, dopo la funzione, gli sposi avrebbero dovuto stare 3 o 4 settimane in chiesa, dove avrebbero trovato un ambiente di preghiera con fiori e piante. L’habitat estivo e floreale avrebbe conciliato la loro sessualità. Gli sposi, in queste settimane, dovevano star lì e fare all’amore il più possibile, senza distrazioni. Solo sesso e preghiera. 

Nel 1880 sposò Apollinarija Sulsova, ex amante di Dostoevskij, una donna a dir poco acida, che lo tormenterà per anni.

Alcune idee di Foglie cadute:

La letteratura russa è solo materiale di lettura; la vita di Tolstoj è banale; scrivo la verità perché mentire è più difficile, e io sono indolente; la biografia di un individuo costituisce un organismo; l’essenza della letteratura è falsa.

Alcune cose che amava:

L’Egitto; la numismatica; la solitudine (il mezzo ideale per coltivare l’immaginazione); il sesso (come manifestazione di dio); le annotazioni su fatti, persone e idee (magari scritte sulla suola di una ciabatta).

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