F. Scott Fitzgerald

Il suo talento era naturale quanto il disegno che la polvere crea sulle ali di una farfalla.

(Hemingway su F. Scott Fitzgerald)

Esiste un mito, un mito romantico, che circonda l’idea dello scrittore: lo scrittore ubriacone. Secondo Stephen King (noto ex-ubriacone) sono fandonie, pinzillacchere: gli scrittori ubriaconi alzano il gomito troppe volte in una serata perché è questo che fanno, questo che sono programmati per fare, e prendere in mano una penna e scrivere della buona prosa non ha nulla a che vedere con l’alcol. E se guardiamo indietro, vediamo una lunga lista di ubriaconi, ma l’unico ubriacone che era ubriacone con eleganza era F. Scott Fitzgerald. Almeno in principio.

La bella vita di F. Scott ha ruotato attorno alle feste e attorno ai cocktail. I coniugi Fitzgerald (ché mai bisogna dimenticare Zelda) hanno inseguito le feste su entrambe le sponde dell’Atlantico, e in questo modo sono diventati l’icona della belle époque contemporanea, quella degli anni ‘20. Scelsero per la loro unica figlia un nome originalissimo: Frances Scott Fitzgerald; e a partire da quel nome traspare l’attaccamento che F. Scott Sr. provava per F. Scott Jr. Internet è piena di lettere e consigli che F. Scott diede alla figlia: consigli di scrittura, soprattutto (minimum fax ne ha pubblicati una buona parte in un piccolo libro intitolato Nuotare sott’acqua e trattenere il fiato), ma anche di vita: per lui erano importanti il coraggio, la pulizia e l’efficienza, il non preoccuparsi del passato o del futuro, il fregarsene dell’opinione comune, dei trionfi e dei fallimenti, a meno che questi ultimi non nascessero dai propri errori.

Verso la fine degli anni ’20 Zelda aveva cominciato a mostrare segni di squilibrio più evidenti, ma il colpo finale alla leggerezza di quel periodo la dà il crac di Wall Street del ’29. Fitzgerald, per il quale Zelda occupava un posto di primo piano, crolla, e si trova a dover scrivere per Hollywood, mestiere che disprezza ma che in quel momento è l’unico salvagente a sua disposizione.

Dal ’20 – anno di pubblicazione di Di qua dal Paradiso – alla morte nel 1940, Fitzgerald pubblica quattro romanzi e quattro raccolte. Nel ’41 verrà pubblicato Gli ultimi fuochi, e in seguito altre sei raccolte di racconti. Ma se volete innamorarvi di Fitzgerald, vi basta Il grande Gatsby.

Jacopo Donati

Scrive per Finzioni Magazine e lavora per Bottega Finzioni. Al terzo lavoro con un "Finzioni" da qualche parte avrà la certezza di essere in Matrix o in qualche Truman Show.

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