Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Ho adorato Dostoevskij fin dal liceo, ma ancora più all’università, quando ormai avevo deciso di studiare letteratura russa proprio per questo. Avevo una sua foto appesa in camera e ho anche chiamato un pesce Fëdor, in suo onore. È morto giovane, a differenza dell’originale che invece l’ha scampata bella, ma quella è un’altra storia.  

Di lui ho letto praticamente tutto, ma molti anni fa e adesso a volte mi manca. Mi propongo spesso di riiniziare dal principio, rileggerlo con una maturità diversa. Ricordo la sensazione di vuoto quando ho finito I Fratelli Karamàzov, mi sono sentita sola e abbandonata, esclusa da quella saga familiare che mentre leggevo consideravo infinita, io volevo continuare a stare con loro.

Inizialmente mi ero innamorata dei romanzi di Dostoevskij senza conoscere la sua storia personale e quando lessi la sua biografia, il suo ortodossismo militante, al limite del fanatismo, rimasi sconvolta. Come poteva uno scrittore del genere, capace di descrivere ogni stato umano tanto profondamente, essere così bigotto nella vita di ogni giorno?

La risposta me l’ha data un mio professore dell’università: ci ripeteva continuamente che in ogni opera, l’ideologia di uno scrittore c’è sempre, ma non è mai ciò di fondamentale che la contraddistingue. É come il maggiordomo in una casa di nobili, non può mancare, ma non per questo è chi dà gli ordini.

Se c'è uno scrittore per cui credo che questo discorso sia più valido che mai, è proprio Dostoevskij.

La sua vicenda personale è tra le più curiose, drammatica e incredibile al tempo stesso: dopo gli eccessi giovanili e rivoluzionari, ribalta tutta la sua ideologia e accetta la fede ortodossa. È infatti già sul patibolo, con la testa dentro a un sacco, pronto ad essere giustiziato quando ottiene la grazia e inaspettatamente la sua vita viene risparmiata. Ecco che tutto cambia radicalmente, inizia a credere nella pietà umana, nell’amore per il prossimo, in un Dio che si crea su misura per dare un senso a quello che gli è accaduto. Personalmente non posso dire con certezza che non avrei fatto lo stesso.

Andiamo quindi oltre, leggiamo i suoi capolavori, innamoriamoci della varietà dei suoi personaggi, di quelli angelici e di quelli demoniaci, degli ubriaconi, dei contadini, dei nobili. Ma sopratutto rendiamogli omaggio per la sua capacità di scrivere romanzi – per dirla alla Bachtin – polifonici, dove i punti di vista sono molteplici dove ci sono personaggi in totale disaccordo con Dio, che si ribellano, che come Ippolit dell’Idiota decidono di suicidarsi per riaffermare il loro libero arbitrio, che come Ivan Karamazov pensano che se Dio non esiste allora tutto è permesso e anche nell’assassinio non c’è niente di sbagliato, che decidono di restituire a Dio il biglietto, perché non sono loro che hanno scelto di vivere e preferiscono il suicidio.

E allora anche un Dostoevskij sessantenne, incastrato tra chiesa, patriottismo e panslavismo, riesce a creare personaggi in totale disaccordo con la sua ideologia, ma non per questo meno degni degli altri di parlare ed esistere. E accoglie le opinioni di tutti, riesce a creare dei romanzi in cui la tragedia nasce proprio dal dialogo e dallo scontro dei punti di vista.

E insomma, poco importa se il maggiordomo di Dostoevskij era cattolico. 

Elena Biagi

Elena Biagi dopo aver cambiato quattro volte colore di capelli, undici case e cinque città, adesso è biondiccia e vive a Milano, dove lavora in una casa editrice.

8 Commenti
  1. e non dimentichiamoci Stavrogin che, a mio parere, insieme a Ivan Karamazov, è il più grandioso personaggio creato da Dostoevskij.

  2. L’inquietante sensazione, leggendo Delitto e Castigo, di avere qualcuno – l’autore – che ti scruta i pensieri con dita di gelo… lo sconcerto di calarsi nei panni di Raskol’nikov e pensare: avrei potuto farlo anch’io…

  3. “Sono un uomo malato, sono un uomo cattivo”: uno tra gli incipit memorabili della Letteratura di tutti i tempi. Scrittore capace di immergerti nella torbidezza infinita e magnifica dell’animo umano come nessuno e quindi condivido questo articolo che rende onore al Padre: tanto ti avvolgono i suoi romanzi, che all’ultima pagina riaffiori al presente con un senso di abbandono e solitudine.