Friedrich Dürrenmatt

Friedrich Dürrenmatt
Friedrich Dürrenmatt

Friedrich Dürrenmatt, famoso per i suoi Fisici, ha scritto molti racconti nella sua vita. Alcuni sono di 10 righe, altri di 60 pagine. I più intelligenti, i più memorabili, sono quelli corti. Corti ad un livello per cui stiamo a contare le parole, più che le pagine di troppo.

Un banchiere fallito arriva per sbaglio in una cittadina sperduta in Svizzera, chiama un taxi e il tassista lo lascia in mezzo a una piazza con una bomba innescata in mano. E scappa via.
Il racconto è aperto, nel senso che non finisce. E questa sua germinalità, così opposta agli sbrodolamenti di un Tolkien, per esempio, lo rende incredibilmente affascinante. Da un lato perché usa l’inferenza, cioè quel meccanismo per cui il testo ti fa intendere certe cose senza dirle. Presentando il protagonista come un banchiere fallito, si capisce immediatamente che non ha soldi per pagarsi l’albergo, anche se non c’è scritto da nessuna parte. Tutti hanno capito che il tassista è un attentatore, anche se Dürrenmatt si guarda bene dal giudicarlo.

Dall’altro lato, è affascinante perché procede per abduzione, cioè fa ragionare su ipotesi probabili di effetti derivanti da una certa causa. Ipotesi probabili, non logicamente conseguenti. Permette a ogni lettore di finirsi il racconto da solo. Perché il povero banchiere butterà la bomba da qualche parte. E ciò che verrà distrutto potrebbe anche non essere il bersaglio del terrorista. Però il terrorista avrebbe dovuto prevedere questa casualità. Se l’avesse fatto apposta allora? E il banchiere, poi, si sentirà in colpa? In fondo si è salvato la vita. Non è lui il vero attentatore, fatto sta che comunque ha buttato lui la bomba e ha “scelto” lui l’obbiettivo.
Che fare? Andare alla polizia? Ci crederanno? E come pagare l’albergo? E se lo arrestassero per morosità e lui, alle strette, confessasse?

In poche righe è racchiuso un intero mondo di possibilità, mondo che nel lusso delle tante pagine è precluso perché già raccontato. Ma la letteratura si fonda sul non-detto, sulla cooperazione con il lettore.

Sulla lettura creativa.

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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