Henry Miller

Nella Parigi letteraria, quella degli inizi del ’900, la casa di Gertrude Stein non era l’unico punto di ritrovo per gli scrittori espatriati. C’era anche Villa Seurat, e senza Villa Seurat non ci sarebbe stato Henry Miller.

Henry Miller è il Precursore. Per certi versi una sorta di Charles Bukowski, per altri un papà della beat generation (e, a giudicare dal numero di matrimoni, precursore di Liz Taylor). Henry Miller è “stato” prima di altri, forse nato troppo presto per far parte della letteratura americana degli anni ’50 e di sicuro espatriato troppo tardi per agganciarsi alla generazione perduta degli anni ’20.

Torniamo a Villa Seurat. Senza quella palazzina nel quattordicesimo arrondissement, Henry Miller non sarebbe mai esistito. Michael Fraenkel lo ospitò nell’estate del 1931, gli suggerì di abbandonare il libro che stava scrivendo, Uccello pazzo, e di cominciare a scrivere nel modo in cui parlava. Miller scrisse a un amico, Emil Schnellock, che la perdita di se stesso (intesa come perdita dell’immagine di sé che aveva costruito) cominciò proprio in quel luogo. Abbandonata la stesura di Uccello pazzo, Villa Seurat divenne Villa Borghese e Michael Fraenkel divenne Boris, e pochi anni dopo, il primo settembre del ’34, Tropico del Cancro divenne realtà.

Miller tornò a Villa Seurat il giorno esatto in cui fu pubblicato il primo Tropico. Anaïs Nin contrattò l’affitto col proprietario, lo pagò per i cinque anni in cui fu occupato, pagò il cibo, il vino, i vestiti (e, indirettamente, le donne).

Dopo aver abbandonato la Villa, Miller pubblica Tropico del Capricorno e se ne va in Grecia, ospite di Lawrence Durrell. Quando torna negli Stati Uniti, nel ’40, i suoi libri sono ancora banditi, e verrà permessa la pubblicazione e la vendita solo nel 1961 (e senza prima raggiungere quota 60 denunce per oscenità); ma diverse copie del libro riescono fin da subito a passare la frontiera. Tropico del Cancro gira per gli Stati Uniti di nascosto e raggiunge il gruppo simbolo della letteratura americana degli anni ’50, i beat.

Henry Miller è un nome conosciuto, ma non quanto dovrebbe; senza di lui, molti scrittori sarebbero rimasti orfani di padre. Di sicuro vi stanno venendo in mente altri scrittori meno noti di quanto meriterebbero: Miller ha battuto sul tempo pure loro.

Jacopo Donati

Scrive per Finzioni Magazine e lavora per Bottega Finzioni. Al terzo lavoro con un "Finzioni" da qualche parte avrà la certezza di essere in Matrix o in qualche Truman Show.

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