Julio Cortazar

 

E allora starei pensando a come scrivere di Julio Cortazar senza sembrare una di quelle trentenni eccitate che scosciano ai concerti dei Take That.
Sii evanescente – mi dico –.
Argentino ma nato a Bruxelles, alto oltre un metro e novanta centimetri, non laureato, tendenzialmente comunista, d'idioma castigliano ma con indubbia erre parigina al seguito, fumatore, amante del jazz e figlio di un diplomatico.
Poca roba.

E allora starei pensando a come scrivere di Julio Cortazar senza sembrare uno di quei tifosi e bravissimi ragazzi che poi la squadra perde e accoltellano passanti.
Calca la mano – mi dico –.
Il primo aggettivo che mi sovviene per tentare di descrivere l'universo cortazariano è 'egoista'. 'Rayuela' è il libro feticcio di cotanta affermazione. Insomma, c'è un tizio che rincorre, sai che novità, il senso del mondo e attraverso dei gran cazzi suoi dispone e corrompe esistenze altrui.
Beh.

E allora starei pensando a come scrivere di Julio Cortazar senza sembrare una di quelle mamme premurose che porterebbero il figlio di trentasette anni al parco in passeggino.
Esprimi un'opinione – mi dico –.
L'opera di Julio Cortazar non è omogeneamente felice; Rayuela gioca un altro sport e, comunque, fungesse da termine comparativo non saprei, onestamente, cosa avvicinarvi: qualche racconto, mezza dozzina di poesie, momenti di 'Diario di Andres Fava', 'Storie di Cronopios e di Famas' e, a memoria, nient'altro.
Ehm.

E allora starei pensando a come scrivere di Julio Cortazar senza sembrare uno di quei pellegrini a Graceland con la faccia di Elvis tatuata sul gomito.
Perdio, onestà – mi dico –.
Julio Cortazar ha scritto la Divina Commedia del novecento, un libro infinito, un libro perfetto, un libro fantastico, colante di momenti inarrivabili – non uno o due o tre ma decine o centinaia o migliaia – e lo ha fatto con una voce, con una penna, con una poesia, con un'ispirazione che, giocoforza, ha condannato circostanze della propria arte passata e futura all'inesorabile pallore e fastidio che la sorella bruttina cova per la sorella bellina nel giorno del ballo, prima di scendere le scale gomito a gomito e prima di sorridere ai genitori e alla macchina fotografica.

Domani, 26 agosto 2011, Julio Cortazar avrebbe compiuto 97 anni: non lo sa nessuno.

 

Andrea Meregalli

Andrea Meregalli

Vivo con Isabella e Arturo Bandini. Lavoro come giornalista freelance aka una maniera edulcorata di lavorare come giornalista precario. Faccio gli articoli e i siti e i social e i comunicati stampa e gli speech e il seo e la seo: parità di genere. Ho un blog di letteratura e ho scritto un libro, come tutti.

3 Commenti
  1. E allora ci sarebbe da pensare a come scrivere di Julio Cortazar senza sembrare uno di quegl’invasati che commissionano un paio di converse tuttestélle con le frasi di julionòstro tatuate sopra, e l’autografo sulla linguetta.
    Io, ecco, io non posso, non ci riesco. Auguri, julionò.

  2. Soy Argentina. Resulta mucho más riesgoso y difícil decir algo de Julio Cortázar sin parecer una profesora de literatura de la escuela media, o un intelectual pretensioso de los años ’70…pero juro que me gustaría tener una firma de Julio en la lenguetta de las converse, en la remera o a lo menos en la primera página de mi Rayuela. Hablando de Rayuela: si terminara en la primera parte, sería sin dudas el libro perfecto.

  3. Meglio leggerlo che scriverlo. E tu sembri una mamma trentenne pellegrina che accoltella il figlio con la faccia da Elvis scosciando allo stadio.