Lev Nikolaevič Tolstoj

leone

The Godfather / Lev Nikolaevič Tolstoj

“Se hai la faccia storta, non accusare lo specchio”.

Spesso ai grandi scrittori, o ai grandi artisti in genere, non corrispondono grandi uomini. Anzi, possiamo dire che il più delle volte si ha a che fare con dei veri e propri pezzi di merda. E non so se è un caso, ma tipi di questo genere, pensate a Gogol’ del quale ho accennato le traversie la settimana scorsa, sono ancor più spesso i russi. Tolstoj, se posso permettermi, era il re dei pezzi di merda. Tra l’altro anche lui aveva, proprio come Gogol’, una certa inclinazione al profetico e, di conseguenza, ai predicozzi, che non può non farci pensare, almeno per un attimo, “Dio, quanto mi sta sui maroni questo!”. Ma almeno Lëvoska (così lo ribattezò la moglie) era sincero. Diceva di sé, per l’appunto: “Sono brutto, rozzo, sporco e maleducato, nel senso mondano della parola. Sono irascibile, fastidioso, intollerante. Sono un rusticone. Ciò che so, l’ho imparato da solo, male, a spizzichi, senza ordine; ed è ben poca cosa. Sono intemperante, indeciso, incostante, stupidamente vanitoso ed espansivo come tutti i deboli. Sono onesto, nel senso che amo il bene, eppure c’è una cosa che amo assi più del bene: la gloria. Manco di modestia, certamente”.

È talmente spudorato nel riversare le proprie manchevolezze  e i propri vizi, che rischia addirittura di risultarci simpatico. Ma poi pensiamo alla povera moglie Sonia, che, portata all’esasperazione dal temperamento del marito, tentò addirittura il suicidio, e subito ci ripassa per la testa: “Dio, quanto mi sta sui maroni questo!”. Che delusione, uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, autore di romanzi intramontabili, non è altro che uno… così! Non può essere. E allora riflettiamoci.

“Se hai la faccia storta, non accusare lo specchio”.

Lo specchio di Tolstoj era leggermente inclinato e rifletteva non solo l’uomo, ma anche quello che ci stava dietro. La società russa piena di contraddizioni; dei pochi che hanno tutto e di tutti gli altri che non hanno niente. La Russia del doloroso passaggio dall’impero feudale degli zar alla rivoluzione dei soviet. Tolstoj in fondo era un uomo pieno di umanità, non migliore né diverso dagli altri, ma uno che di fronte a quanto rifletteva lo specchio, sentiva di più, soffriva di più, viveva più intensamente.

Potrebbero essercene a decine di uomini così tra noi.

Michele Marcon

Michele Marcon

Mi piace leggere, per questo leggo di tutto: le scritte sui muri, i foglietti illustrativi delle medicine, gli ingredienti sulle scatole di biscotti, le espressioni sui volti delle persone e sì, anche i libri.

1 Commento