Michel Houellebecq

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The Godfather / Michel Houellebecq

Magritte diceva che i titoli non sono spiegazioni dei quadri e i quadri non sono illustrazioni dei titoli. E che la rivelazione tra titolo e quadro è poetica. Allora tra il quadro e il titolo non c’è relazione ma rivelazione, quindi qualcosa che qualcuno deve scoprire per tutti; questa rivelazione (contribuisce a) costituisce e fonda la poetica dell’artista.

Estensione del dominio della lotta è un bel titolo. Si riferisce al primo romanzo di Michel Houellebecq (Bompiani 2001, 152 p., 7 euro) e non lo spiega, come il libro non illustra il titolo. Anzi, tutto il contrario. Estensione del dominio della lotta come dire che prima si lottava solo per la sopravvivenza mentre adesso si lotta per molte più cose: il lavoro, l’amore, il sesso eccetera. I motivi per cui si combatte, ma non ciò per cui ne vale la pena, aumentano sempre di più. Il libro però non parla di uno che lotta con il coltello tra i denti, facendosi largo in questa società frenetica; non parla nemmeno di uno che non lotta o che non si rende conto di questo fenomeno, altrimenti la relazione, seppur inversa, sarebbe tale e non da rivelare. Il libro parla di un trentenne depresso che incarna il manifesto della non-vita, dell’indifferenza, della noia che, come dicono i signori della Bompiani, “è capace di segnare la generazione contemporanea come Lo straniero di Camus segnò i giovani del dopoguerra”. Il protagonista si rende perfettamente conto di quanto il dominio della lotta si stia estendendo. Solo che non gliene frega niente. E’ fuori dal mondo non perché non lo capisce ma perché lo capisce troppo. E sa che per chi non ha scopo, non ci può essere ontologicamente posto. Eccolo qua il manifesto che segnerà una generazione. La poetica di Houellebecq è tutta qui ed emerge dal rapporto tra un titolo e un libro che non tanto lo sconfessa quanto lo costeggia.

La poetica come insieme strutturato degli intenti espressivo-contenutistici di un autore fa prima di tutto riferimento al suo metalinguaggio, che sembra un parolone ma in realtà è un concetto divertentissimo e, a volte, anche molto utile. La prima cosa da fare quando si entra in un ambiente nuovo infatti, è imparare il metalinguaggio. Il gergo. Succede a scuola, succede al lavoro, succede negli spogliatoi delle palestre. A scuola permette di non essere bocciati; al lavoro di non essere licenziati. Alle feste evita di fare da tappezzeria e negli spogliatoi delle palestre di essere presi a calci in culo (provate voi a parlare di libri, lì). Houellebecq è uno scrittore molto dotto – lo dimostra disseminando alte dissertazioni metafisiche e scientifiche in tutti i suoi libri. Nelle Particelle elementari (Bompiani 2000, 316 p., 10 euro) però, usa largamente il turpiloquio parlando essenzialmente di sesso. Lo usa nella sua accezione distensiva, per calmierare il terribile passato di Bruno, ma soprattutto perché, per parlare dello scopare e delle sue fottute devianze, bisogna usare il metalinguaggio adeguato. Cazzo.

Jacopo Cirillo

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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