Raymond Chandler

Probabilmente dopo averti stretto la mano il buon Raymond Thorton ti avrebbe detto qualcosa del genere: “Se qualcuno ti dice che non hai bisogno di un fucile, è il caso che te ne procuri immediatamente uno che funziona”. Questo, naturalmente, se ti avesse preso in simpatia, la qual cosa, intendiamoci, era più unica che rara. E sì, perché lui se l’è presa un po’ con tutti, a schioppi di cinismo sarcastico: e la Christie non sa scrivere, la Sayers non sa pensare, per non parlare di Hitchcock o Wilder, Dio ce ne scampi, ciccione il primo, impossibile il secondo. 

Quaccheri irlandesi i genitori, Raymond si sbatte tra America ed Europa, specie Inghilterra, assorbendo intensamente pregi e difetti sia dei primi che dei secondi, fino a divenire un’intellettuale votato ad un genere letterario all’epoca tematicamente adulato quanto culturalmente deprecato. Per un po’ raccoglie albicocche, incorda racchette da tennis poi si scoccia e diventa contabile, fino alla consacrazione letteraria. Con la puzza sotto il naso ti dice pure che la questione è tutta un caso: si annoia, scribacchia due cazzate ed eccotelo lì l’hardboiled, fatto e finito, da buon accolito del maestro Hammett (Il falco maltese).

E Philip Marlowe giunse tra noi. L’outsider malinconico che accoppia pistole ed etica, approda sulla costa californiana. Donne, scacchi e whiskey la santissima trinità. Per non parlare di iconografia cinematografica: da Bogart al grande Gould, ce n’è per tutti. Poi un giorno, iniziano a girare voci, si mormora che sia uno che con i dialoghi spacca. Cominciano a dirlo in così tanti che una mattina alla sua porta bussa la Paramount. A Hollywood è l’ora del noir. Se i miei libri fossero stati peggiori, non avrebbero dovuto invitarmi a Hollywood, e se fossero stati migliori, non avrei dovuto andarci.

Insomma il buon Ray ha sempre fatto come gli pareva. Ha sposato una di ventanni più grande, ha sbevazzato alla grande, ha traslocato per un buon settanta per cento della vita e con sagacia non ha mandato a dire niente a nessuno.

Beh sì, poi ha scritto.

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

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