Roberto Bolaño

Dieci anni fa discutevo la maturità mentre a circa mille chilometri dalla mia scuola moriva Roberto Bolaño, un uomo che non avevo mai sentito nominare e che non sentii nominare ancora per almeno un lustro, da allora; nel suo libricino Diario di Andrés Fava, Julio Cortázar rende bene l'idea:

Di fronte a un treno perso, a un vestito macchiato, conservare la consapevolezza della totalità, che riduce l'incidente a meno di nulla. Però si vede che il morto non era il tuo amante.

La morte dello sconosciuto Bolaño non provocò, credo, in alcun diciannovenne italiano crisi di ansia, pianto o fame d'aria, ma il diciannovenne che ho risucchiato e che ha preso le sembianze di un discutibile ventinovenne rimpiange l'indifferenza di non essere già stato amante del morto, di non avere tributato a uno degli scrittori più fenomenali del nostro tempo una frase, un ricordo, fosse anche una preghiera; soprattutto, si rammarica di non essersi goduto diciannove anni di contemporaneità e di non avere noleggiato un furgone Volkswagen per presenziare alle esequie.

Ma c'è davvero poco da stare mesti, perché Roberto Bolaño ha scritto tantissimo – romanzi, racconti, poesie, saggi – e lo spettro del successo postumo è un'etichetta ingiusta da appiccicare allo scrittore Bolaño; ché la rivalutazione post mortem è una di quelle robe in grado di viziare, in un senso o nell'altro, il reale impatto qualitativo e contenutistico di un artista.

Un artista, in questo caso, sudamericano di nascita, europeo d'adozione, capace di trovare la simbiosi tra due mondi – nondimeno, in un certo senso, il “mondo” sudamericano altro non è che un ulteriore possibile “mondo” europeo – che si augurò politicamente, culturalmente e socialmente Jorge Luis Borges (il quale, a dirla tutta, prefigurava l'abbattimento di tutte le frontiere e la costituzione di un unico stato, peraltro poco invasivo).

Bolaño ha rappresentato – e rappresenta – l'evoluzione della letteratura latinoamericana, l'evoluzione di Macondo e del realismo magico; la sua opera come anello di congiunzione, minimo comune denominatore per smettere di parlare di nazionalismi, di generi letterari (nei suoi libri ci sono tutti) e di avanguardie (nei suoi libri ci sono tutte).

Oggigiorno va molto di moda asserire che Bolaño diventerà un classico ma, per come la vedo io, Roberto Bolaño da Santiago del Cile (28 aprile 1953 – 15 luglio 2003), un classico lo è già diventato.

Andrea Meregalli

Vivo con Isabella e Arturo Bandini. Lavoro come giornalista freelance aka una maniera edulcorata di lavorare come giornalista precario. Faccio gli articoli e i siti e i social e i comunicati stampa e gli speech e il seo e la seo: parità di genere. Ho un blog di letteratura e ho scritto un libro, come tutti.

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