Marion Zimmer Bradley

Man mano si avvicinava il momento di scrivere su questa Godmother, il mio umore si tramutava dal contento al preoccupato.

Marion Zimmer Bradley è materia oscura per i più, coloro che la conoscono, però, la adorano.

Io, in effetti, rientro nella categoria “adorazione moderata” poiché, non essendo una sfegatata fan del fantasy, ma apprezzandone morsini ogni tanto, non ho nemmeno tutti gli strumenti adatti alla specifica idolatria.

Non è poi così necessario aver assaporato la sua lunga bibliografia per rendersi conto dell’immensità del suo animo. Ho letto parecchie sue pagine e non è mai riuscita a deludermi, così come non riesce nemmeno a farmi abbandonare la persuasione che la vede in un prolungato stato di grazia quando scrive il Ciclo di Avalon, in particolare quando si perde ne Le Nebbie.

Non è finezza, né mestiere, è sensibilità, e di un tipo che parla il linguaggio di tutti.

Pare che lo stesso magnetismo Marion Z. lo esercitasse di persona almeno lo stuolo di studenti e apprendisti scrittori, che la seguivano fidi e sempre stimolati, lo lascerebbe credere.

Vi dicevo però d’essere anche preoccupata. In effetti lo sono sempre quando voglio far trasparire la grandezza di un artista ben sapendo che è molto più facile stortare il naso nel leggerne il nome, piuttosto che onorarlo come si converrebbe.

Se davanti a poetesse e scrittrici come Cvetaeva, Merini, Lessing, Woolf nessuno oserebbe tenere il cappello sullo scalpo, si fa già un pochino più di fatica a farlo scalzare davanti a Rice o Colette, hanno problemi perfino con Beauvoir, figurarsi!

Allora parliamo chiaro: c’è il grosso pregiudizio che scrivere fantasy è scrivere melma e c’è che come tutti i prolifici anche Bradley ha avuto scivoloni.

Ci sono però diverse altre cose: Bradley era una signor glottologa, ma mai si paragona ad alta voce a quell’altro signore che più o meno studiava le medesime materie. Marion diventa fuoriclasse in un territorio all’epoca (tra l’altro cresce con la Grande Depressione) solo di appannaggio maschile. Marion inoltre non rinuncia a scelte personali forti, portate avanti con un autorispetto e una dignità impensabili per la situazione storico-sociale.

Insomma, là dove si dubiti che arrivi la letteratura, arriva la vita e l’esempio umano che un’artista tale lascia in eredità, come un ordito intessuto senza sosta e senza barriere tra realtà e opera.

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

7 Commenti
  1. Purtroppo conosco poco quest’autrice. Però posso dire che ho sempre trovato ingiusta l’equivalenza “fantasy/evasione/genere/melma”. Detto questo, in alcuni casi (e ripeto che la Bradley la conosco poco), gli autori non fanno nulla per scrollarsi di dosso la fama di scrittori commerciali. Basterebbe (?) per esempio, affiancare alla produzione narrativa anche una costante ricerca letteraria.

  2. Gianni, in effetti, sei nella ragione. Nel caso di Bradley questo però non si può dire del tutto: quando ha scritto Le Nebbie non stava calcando una strada commercialmente sicura, anzi! Per il dopo Avalon, penso sì che perse un po’ di “poesia” tanto che finì per affidare il lavoro grosso ai suoi discepoli (come si dice faccia King in modo molto più occultato). Inoltre, Bradley conosceva perfettamente i cicli arturiani e le origini dei suoi scritti, che poi ne abbia fatto un uso molto “moderno” e leggero, questo senza dubbio 🙂 Penso abbia mixato la letteratura delle origini con quella fantascientifica contemporanea, che conosceva altrettanto bene: non è un’operazione tanto da sottovalutare credo. Grazie del commento!

  3. Gianni ha centrato un punto importante… Poi c’è da dire che purtroppo il mercato richiede un certo tipo di “prodotto” (orribile definire un libro così), e se vuoi scrivere ti devi adeguare. Altrimenti ti arrangi. Triste ma vero.

  4. Chiara concordo, per quanto si pensi sia dovuto oggi intrecciare tutto col marketing, hai ragionissima a continuare a considerarlo triste, quando si smette di farlo, si scende a patti con l’infimo.
    Tuttavia, si può dire mi piaccia come lo ha fatto Bradley – vedo in lei (soprattutto nel citatissimo Ciclo) ancora profondità e un’originalità così forte da essere stata scopiazzata per decenni!