2666, Roberto Bolaño e 4 seghe mentali

Non mi era mai capitato di leggere qualcosa di simile a 2666 di Roberto Bolaño.

È difficile da spiegare, trattasi di un libro che fa di tutto per non essere ricordabile e alla fine, dopo circa settecento pagine e quattro delle cinque parti di cui è formato il romanzo lette, con duecento-e-qualcosa pagine ancora intonse, avere l'acquolina e divertirsi a tracciare tanto inutili quanto inevitabili supposizioni (seghe mentali) da lettore, tipo queste.

Ci sono due personaggi di Arlt

Nelle prime due parti – la parte dei critici e la parte di Amalfitano – ho avuto come l'impressione di una fuga. Sì, una fuga di personaggi. Come se due caratteri del romanzo – che non vi dirò perché magari ci divertiamo a indovinarli, comunque uno cada parte – avessero sbagliato libro e fossero capitati a sorpresa nelle pagine di Bolaño. Sarebbe troppo facile pensare a un omaggio o, peggio, a un rapimento. No, il fatto è che 2666 assomiglia a una calamita e questo uomo e questa donna, palesemente due personaggi nutriti dalla penna di Roberto Arlt, hanno deciso di nascondersi, aspettare quasi ottant'anni ed entrare spontaneamente in 2666 piuttosto che ne I sette pazzi.

C'è uno che è Bukowski e c'è uno che è Bolaño

In 2666 c'è Bukowski, lo scrittore. Sì, cioè, non è proprio lui, non dice Ciao sono Bukoswki, però si capisce che è un omaggio caratteriale a Chinaski. È un tizio che fa da contorno, nella seconda parte, uno dei personaggi più riusciti dell'intero libro (fino adesso) e lo leggiamo affaticarsi in compagnia dello stesso Bolaño, che pure lui ha deciso di scendere in campo personificando Oscar Amalfitano, un professore di filosofia cileno con trascorsi in Spagna e un futuro in Messico.

2666Ci sono quattro pagine di Cent'anni di solitudine

Questa è clamorosa. Nella quarta parte, a un certo punto, saltano fuori tre o quattro pagine che sono scritte alla Marquez e che sono scritte alla Cent'anni di solitudine. Succede quando si ripercorre l'albero genealogico di un tizio e, davvero, credo sia inconfutabilmente evidente.

Ci doveva essere l'ipertestualità di Rayuela

Pare che Bolaño intendesse proporre questo 2666 attraverso le cinque parti slegate tra loro, pubblicate indipendenti l'una dalle altre e lasciando alla descrizione del lettore un ordine di lettura. Praticamente doveva essere Rayuela, non con 155 capitoli ma con 5 libri. Sfortunatamente, così non è stato.

Andrea Meregalli

Vivo con Isabella e Arturo Bandini. Lavoro come giornalista freelance aka una maniera edulcorata di lavorare come giornalista precario. Faccio gli articoli e i siti e i social e i comunicati stampa e gli speech e il seo e la seo: parità di genere. Ho un blog di letteratura e ho scritto un libro, come tutti.

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