Juan Rulfo, ovvero l’immortale e i suoi fantasmi

Leggere l'opera omnia di Juan Rulfo richiede – pure con attenzione e con dovizia – una mezza giornata lavorativa. Diciamo dalle quattro alle cinque ore per succhiarsi Pedro Páramo (1955) e La pianura in fiamme (1953), faranno trecento pagine in due, dove il primo è uno dei romanzi meno romanzi che esistano e dove il secondo è una raccolta di racconti e dove entrambi sono storie di fantasmi. 

Juan Rulfo non ha avuto nessuna fretta e nella sua vita ha scritto due libri, un po' di roba per il cinema e pare si sia guardato bene dai quelli che chiamano i salotti-letterari, gli esercizi di stile e la tendenza, su youtube te lo becchi intervistato dal mitico Joaquín Soler Serrano e il suo faccione la dice lunga mentre parla della Cristiada  e dei ranchos e dei paesini messicani di montagna dalle parti di Jalisco, da dove è sceso. Delle volte, quando penso, la letteratura, oggi, gli scrittori che si leggono, così bravi, davvero, col microfono a leggere ad alta voce la loro scrittura, un po' ibridi, un po' cabarettisti, un po' che giocoforza, inevitabilmente, inequivocabilmente, si parlano addosso, così bravi, bravissimi, eppure, delle volte, quando penso, la letteratura, oggi, gli scrittori che si leggono, mi viene in mente, per dissociazione di idee, Juan Rulfo.

La prima volta che lessi Pedro Páramo ebbi l'insolita sensazione di dimenticarmi del libro, come se, nonostante la massima attenzione profusa nella lettura, il libro si cancellasse dalla mente, toccava riprenderlo in mano, aprire pagine già lette e tutto, magicamente, si faceva cristallino, per poi dissolversi, ancora, rapidamente, come fumo in una stanza, appena appoggiavo il tomo da qualche parte. Non sarei in grado, nemmeno adesso, di riassumere Pedro Páramo, l'ho letto due volte dall'inizio alla fine, so di cosa parla, so com'è scritto, non ricordo che brandelli, discorsi e fantasmi.

E forse, perché no, è proprio questo il senso: leggere, dimenticare e rileggere, come se fosse la prima volta.

Andrea Meregalli

Vivo con Isabella e Arturo Bandini. Lavoro come giornalista freelance aka una maniera edulcorata di lavorare come giornalista precario. Faccio gli articoli e i siti e i social e i comunicati stampa e gli speech e il seo e la seo: parità di genere. Ho un blog di letteratura e ho scritto un libro, come tutti.

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