Andrea racconta… la fantascienza

Intervistatore: L’ospite di oggi a Tutte le voci di Holden è un giovane lettore di Vicenza: Andrea, di 18 anni. Vogliamo continuare a parlare con lui di scuola, e abbiamo una domanda davvero tosta: che libro consiglieresti al tuo professore di letteratura?

Andrea: Non ho dubbi: un romanzo di fantascienza.

I: Interessante. E perché?

A: Il mio professore, De Mari, disprezza qualsiasi libro che non rientri a pieno titolo nel canone dei classici. Per lui tutti I libri non scolastici sono letture sconvenienti e sconsigliate, e poi c’è una sottocategoria ancora più spregevole costituita dai romanzi con qualche elemento di fantasia o invenzione. E dire che studiamo tantissime opere che contengono elementi fantastici: Astolfo sulla luna, I mostri e le magie dell’Odissea, per non parlare della Divina Commedia. E il giorno che ci ha parlato della Storia Vera di Luciano! Non potevo credere alle mie orecchie: stava osannando il prototipo del romanzo di fantascienza!

I: E che romanzo in particolare gli consiglieresti?

A: Difficile scegliere… Forse I racconti di Io, robot di Asimov, per un episodio che mi è successo. All’inizio dell’anno scolastico il professor De Mari ha chiesto di consegnargli un elenco delle proprie letture estive. La mia lista era ben nutrita e lui accanto ad ogni titolo aveva appuntato consigli di lettura e incoraggiamenti, ma il volume di Asimov era cancellato con una grossa linea rossa, come se non meritasse neanche di esistere. E quando gli ho chiesto spiegazioni ha fatto una faccia come se lo avessi insultato, e non ha risposto nulla. E dire che Io, robot non ha nulla da invidiare a Dickens in quanto ad analisi sociale!

I: In che senso?

A: Beh, Asimov creando delle macchine umanoidi che obbediscono a tre “imperativi categorici”, le leggi della robotica, ci mette in realtà di fronte alle contraddizioni dei nostri principi morali, all’ambiguità della nostra natura, alle nostre imperfezioni. I robot riflettono, deformandole e amplificandole, le stesse caratteristiche, difetti e dilemmi dei loro creatori.

I: Sorprendente. E immagino che questo non sia l’unico esempio di un romanzo di fantascienza che affronta temi più ampi della semplice avventura.

A: Certo! Philip K. Dick è un maestro in questo. I suoi romanzi affrontano questioni filosofiche e speculative di una complessità enorme: che cos’è umano? Cosa distingue l’uomo dalla macchina? Che cosa è reale? Esiste una realtà condivisa o solo una miriade di realtà soggettive? Che cos’è il mistico e perché l’uomo ha bisogno di Dio? Sono interrogativi su cui si sono arrovellati tutti I grandi filosofi, che il professor De Mari ammira tanto, da Platone a Cartesio a Kant a Schopenhauer. Solo che Philip K. Dick li affronta usando delle metafore: l’androide che non sa di essere una macchina, il tossicomane in preda ad una allucinazione permanente, l’uomo che si trova in un universo parallelo, il cacciatore di robot che non riesce a distinguerli dagli uomini, e così via. La fantascienza porta alle estreme conseguenze I grandi dilemmi umani, ma alla fine non fa altro che riflettere la realtà.

I: Quindi secondo te la fantascienza parla della nostra realtà?

A: Certamente molto di più di un Foscolo o di un Tasso…

Viola Bianchetti

Ha un'identità in corso di definizione. Nel frattempo si gode la vita.

1 Commento
  1. Sono d’accordo: la fantascienza migliore parla dell’uomo e della società in cui vive.
    Non la metto sopra o sotto altri generi: ogni autore può essere più o meno interessante, indipendentemente dal genere (se ne ha uno), dallo stile, dai riferimenti culturali e dai temi che sceglie di trattare.
    Ma trovo scandaloso che un insegnate di letteratura liquidi Asimov senza nemmeno dare spiegazioni. Non si vergogna?