Anna racconta… essere vegetariana

Intervistatore: Oggi a Tutte le voci di Holden Anna ci parla di quando, ormai un anno fa, ha fatto la scelta di diventare vegetariana: sinceri complimenti da un inguaribile amante degli hamburger… Ma qui siamo su Finzioni, non sul blog della Parodi: cosa centrano i libri con il vegetarianismo?

Anna: Tutto centra con i libri: pensa a Se niente importa, di Jonathan Safran Foer. Questo libro, a metà fra il racconto, il saggio e l’inchiesta, porta alla luce la realtà sconvolgente della produzione di carne, dalle condizioni disumane in cui vengono allevati e macellati gli animali, all’inquinamento e ai disastri ecologici da essa causato, ai problemi igienici e alla diffusione di malattie, ai metodi repellenti usati dall’industria per abbassare il costo della carne a scapito della qualità e della sicurezza. E’ un esempio brillante e scioccante di quali verità si possono scoprire indagando sulle conseguenze delle nostre azioni più scontate, ed è il punto di partenza per porsi serie domande sull’eticità di tutte le nostre scelte: perciò leggere questo libro è una sfida per tutti, carnivori e non. E inoltre grazie a Jonathan Safran Foer quando qualcuno mi chiede perché sono vegetariana posso esibire un sorrisetto superiore e sciorinare una serie di dati sconcertanti: lo sai che l’allevamento animale provoca il 40% di inquinamento in più di tutti i trasporti globali? Lo sai che la gabbia di una gallina da uova è un cubo di 67 pollici per lato? Lo sai che gli antibiotici somministrati ai polli indeboliscono il nostro sistema immunitario?

I: Quindi è stato questo libro a convincerti a diventare vegetariana.

A: In verità no: l’ho letto solo un paio di mesi fa. Diventare vegetariana è stata una decisione completamente personale e sono particolarmente fiera di questo: infatti è stata la prima scelta veramente libera della mia adolescenza. I miei genitori sono sempre stati molto autoritari e io molto obbediente. Sono stata educata a credere che se i miei genitori dicevano o facevano qualcosa, quello era senza dubbio il modo giusto di agire. E i miei sono sempre stati dei grandi mangiatori di carne. Dalla più tenera età mi sono sentita ripetere: mangia la bistecca che ti fa venire i muscoli, che ti fa bene al sangue, che ti fa diventare forte. Ma io l’ho sempre mandata giù controvoglia. Sono sempre stata cosciente del fatto che quello che avevo nel piatto era un animale, una pacifica mucca o un amabile coniglietto: in un certo senso mangiare carne non si è mai accordato con la mia personalità e il mio modo di essere. Per molti anni ho represso questo senso di disagio sforzandomi in tutti i modi di mangiare carne, finché un anno fa, appena finite le feste con le loro montagne di cotechini e bolliti misti, mi sono accorta che non potevo più sopportarlo. Per la prima volta ho messo in discussione la giustezza di quello che i miei genitori dicevano, e per la prima volta li ho visto come due persone normali che possono avere opinioni sbagliate ed antiquate. Per la prima volta sono riuscita, raccogliendo tutto il mio coraggio, ad affrontarli e contraddirli. E loro, benché all’inizio fossero arrabbiati e turbati, alla fine hanno dovuto accettare la mia decisione.

I: Non male per una quindicenne, ma quindi il libro di Foer per te è solo un breviario di risposte argute per chi ti chiede perché sei vegetariana?

A: Assolutamente no. Infatti secondo me l’impeccabile lavoro giornalistico è solo la cornice per il vero messaggio del libro, ovvero che il cibo che mangiamo ha a che fare con le storie che raccontiamo e ascoltiamo, e quindi ha un valore e un significato che vanno ben al di là del semplice nutrimento. Per sua nonna, che ha rischiato di morire di fame durante la guerra per aver rifiutato della carne non Kosher, il cibo è

terrore, dignità, gratitudine, rivalsa, gioia, umiliazione, religione, storia e, ovviamente, amore

Quando poi Safran Foer descrive i pranzi di famiglia e i profumi della sua infanzia, ognuno di noi può ricordare occasioni simili, in cui il cibo diviene parte della storia della propria famiglia, dei rapporti con i propri amici e con i propri cari. Quindi in fin dei conti persino l’autore ammette che nessuna inchiesta è in grado di far scegliere ad una persona di diventare vegetariana: tale decisione può solo venire dalla nostra storia personale. Per me ogni pasto è diventato il simbolo della mia autonomia, della mia capacità di far valere la mia opinione e di emanciparmi dalla mia famiglia. Ogni pasto è una piccola vittoria che mi dà coraggio per affrontare sfide ancora più grandi.

Viola Bianchetti

Ha un'identità in corso di definizione. Nel frattempo si gode la vita.

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