Gabriele racconta… Come capire una compagna di classe misteriosa

Gabriele, 17 anni, da Forlì, racconta a "Tutte le voci di Holden" la volta in cui grazie ad un libro è riuscito a capire meglio la strana personalità di una compagna di classe…

Se avessi chiesto a chiunque com’era Caterina, ti avrebbe risposto “strana”. A dire la verità nessuno sapeva nulla di lei. 

Aveva un aspetto comune: era magra e piuttosto gracile, con lunghi capelli di un biondo spento. Si vestiva con una certa cura, ma non dava l’impressione di preoccuparsi della sua immagine, quanto piuttosto di voler avere un aspetto il più anonimo e dignitoso possibile.

Si comportava sempre in modo cortese e corretto, ma eravamo tutti, professori e alunni, intimoriti da lei. Benché avesse dei risultati scolastici da fuoriclasse nessuno si sarebbe mai sognato né di chiederle aiuto né di sentirsi in competizione con lei. I professori la interrogavano di rado, forse temendo che ne approfittasse per correggerli.

Tuttavia sembrava che i voti esorbitanti e le lodi la lasciassero indifferente. Appariva spesso annoiata e svogliata: solo in alcuni rari momenti, durante alcune lezioni di filosofia o letteratura, i suoi occhi si illuminavano, la sua schiena fragile si rizzava e assumeva l’espressione di un rapace che capta ogni segnale. Chissà cosa catturava la sua attenzione, in modo così improvviso.

Durante l’intervallo tuffava il naso in uno dei suoi libri, a cui toglieva le copertine per nascondere il titolo. Oppure andava sulla terrazza, da cui si gode di una vista meravigliosa sulle montagne, a contemplare l’orizzonte con uno sguardo assorto e nostalgico. Un paio di volte l’avevo vista passeggiare al giardino botanico o nella città vecchia, sempre da sola: mi aveva dato l’impressione di star esplorando un nuovo territorio.

Cristina stava diventando un’ossessione per me: volevo scoprire chi era veramente. Ma non sarei mai riuscito a venire a capo di quell’enigma se un libro non mi fosse venuto in aiuto. Sporgeva imprudentemente dalla sua cartella: L’eleganza del riccio di Muriel Barbery. 

L’ho comprato immediatamente, e così ho scoperto chi era lei: nient’altro che Paloma. Una ragazzina dotata di un’intelligenza straordinaria, una grande osservatrice che analizza e giudica impietosamente il mondo. Una persona incapace di entrare in relazione con gli altri, chiusa in una dimensione astratta e intellettuale, fragile e disillusa.

Dopo aver meditato a lungo ho preso il coraggio a due mani e un giorno mi sono avvicinato a lei con un pacchetto incartato alla meno peggio. Lei mi ha guardato prima diffidente poi incuriosita e l’ha scartato subito, rivelando un grosso volume di Anna Karenina. «Grazie» ha detto semplicemente, con un sorriso luminoso e sincero. Entrambi avevamo capito: il romanzo di Tolstoj è il libro grazie al quale la portinaia Renée e Kakuro Ozu riescono a conoscersi.

Non si può dire che che da allora siamo diventati amici, ma qualcosa è cambiato. Ogni tanto sulla terrazza sto accanto a lei, in silenzio finché lei non se ne esce con una frase stramba come: «Hai mai pensato a come fanno i ragni a costruire le ragnatele da un muro all’altro?». Dopo un’assemblea di classe particolarmente litigiosa mi ha detto: «Ignora Maurizio. Vuole fare il paladino della giustizia ma in realtà ha solo paura di mettersi contro i professori»: studiava i nostri compagni come un’entomologa. E adesso, quando la vedo leggere in disparte, mi dice a mezza voce il titolo, come se fosse un segreto fra noi due.

Viola Bianchetti

Ha un'identità in corso di definizione. Nel frattempo si gode la vita.

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