Marta racconta… il potere delle bugie

“Marta è una cara ragazza, ma ha la cattiva abitudine di raccontare bugie troppo spesso”: questo è quello che vi risponderanno i miei genitori, i miei zii e i miei professori se gli chiederete di me. I miei amici e compagni di classe si stringeranno nelle spalle e diranno: “Spara un po’ di balle, ma è ok”. Questo è quello che la gente pensa di me, e per anni questo giudizio mi ha oppresso in maniera insopportabile. Il problema è che, pur non volendo fare nulla di sbagliato, non riesco ad evitare di raccontare piccole bugie. Per me è perfettamente naturale, lo faccio senza accorgermene, ma in passato ogni volta che venivo scoperta provavo un forte senso di colpa e vergogna.

Mi sono chiesta a lungo per quale motivo mi fosse così difficile attenermi alla realtà dei fatti, finché un paio di anni fa non ho letto Espiazione, di Ian McEwan. Il personaggio di Briony, con la sua fervida fantasia e la sua dose di ingenuità, ha completamente cambiato la mia prospettiva sul mio stesso comportamento. Quando Briony incolpa Robbie della violenza a danno della cugina pur non avendo alcuna prova concreta, lo fa in completa buona fede: per lei Robbie è colpevole perché questo fatto si adatta perfettamente alla sua personale immagine della realtà, alla storia che ha costruito fraintendendo piccoli dettagli e lavorando di immaginazione. Il peccato di Briony è quello di usare la fantasia per riempire i vuoti di un quadro troppo vasto e per trovare certezze in un mondo troppo complesso. Anch’io faccio lo stesso. Sostituisco alla realtà ciò che è più coerente con la mia visione delle cose, in un certo senso rendo gli eventi più giusti, comprensibili, semplici. Se dico di aver viaggiato in America per tre mesi, e invece è stato solo uno, è perché quel singolo mese per me ha avuto il valore e l’intensità di un’intera estate. Se dico che mia madre lavora all’estero, invece è stata trasferita in una filiale a trecento chilometri da casa, è perché per me quella distanza è davvero enorme, insormontabile. Mentire è l’unico modo che ho per cercare di stabilire una logica nelle cose, e anche per permettere agli altri di comprendere il mio punto di vista.

Ma la cosa più straordinaria è il modo in cui Briony infine espia la sua colpa: raccontando una bugia. Descrivendo nel suo romanzo i fatti della notte in cui la cugina è stata aggredita e gli eventi che ne sono seguiti, Briony modifica un unico particolare: Robbie e Cecilia alla fine della guerra si ricongiungono e possono finalmente vivere la loro storia d’amore. La realtà è ben più crudele: entrambi infatti muoiono durante il conflitto. La verità è ingiusta, inaccettabile, sbagliata, ma Briony ha il potere di cambiare quei fatti tragici e di riparare al suo terribile errore semplicemente creando una storia in cui Robbie e Cecilia possano sopravvivere e avere ciò che meritano. Raccontare una realtà diversa è l’unico modo che abbiamo per riparare ai torti della storia, anche se questo non ci redime dai nostri errori e non ci riconcilia con noi stessi. Ora quando racconto una bugia so perché lo faccio: perché le cose siano come dovrebbero essere, e non come il caso le ha decise. Questo non cancella i miei sbagli, ma forse mi dà una possibilità in più di essere migliore. Per questo non mi sento più in colpa quando mento su piccole cose, ma allo stesso tempo lo faccio con maggiore attenzione e parsimonia: sono infatti più cosciente dell’enorme potere delle bugie.

Viola Bianchetti

Ha un'identità in corso di definizione. Nel frattempo si gode la vita.

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