Marina racconta… La forza delle donne

Marina racconta, riportando il suo piccolo discorso per i compagni del liceo, a Tutte le voci di Holden, del suo crescere e diventare donna, in un mondo che alle donne chiede la forza di tante eroine della letteratura.

Mi hanno chiesto di parlare, per il giorno contro la violenza sulle donne, a questa piccola conferenza del nostro liceo, introdurre l'argomento e presentare i tanti interrogativi, le paure e le difficoltà che comportano il crescere e farci da ragazzine a donne indipendenti, che sappiano trovare il proprio posto nel mondo.
Mi hanno chiesto una cosa difficilissima.
Me l'hanno chiesto, i professori tutti, perché credono che io sia molto matura e preparata, che abbia tutte le carte in regola per diventare una grande donna, sì così, esattamente così, hanno detto.
Io, certo, ne sono stata lusingata e ho sentito in me uno scatto d'orgoglio che mi ha spinta ad accettare, energicamente e con grande convinzione, a non provare nemmeno grande paura.
Però, quando mi sono trovata davanti alla pagina bianca su cui avrei dovuto scrivere il mio intervento, ho avuto paura di riflettere su cosa davvero volesse dire per noi ragazze crescere.
Ho avuto paura, lo ammetto, di pensare a cosa aspetta me, certo, ma più in generale, tutte le ragazze di questo e di tutti gli altri licei. 
Perché il mondo là fuori è un covo di lupi per gli uomini, ma lo è ancor di più per noi donne.


Ho avuto paura dei sacrifici, delle delusioni, delle imposizioni, delle rinunce che tante donne, come Eugenie Grandet, nel romanzo di Balzac, devono subire, ahimé, ancor oggi. 
Ho avuto paura di pensare a quali patti noi donne dobbiamo scendere con la vita, a quanto dolore porteranno le nostre scelte, a quanto dolore ci porteranno quelle degli altri.
Ho avuto, ancora, paura dei nostri sentimenti e del nostro relazionarvicisi: saremo forse delle Anna Karenina? O delle Lupe verghiane? O delle dame austeniane? 
Saremo capaci di darci un'identità e saremo capaci di mantenerla, e difenderla da un mondo di fuori che, se pure fossimo forti e indipendenti, avrebbe paura di noi e tenterebbe di soffocarci? 
Ma poi a tutti questi quesiti ho risposto scrivendo, riscrivendo e lottando con la penna per la mia emancipazione.
Ho pensato che se fossi riuscita a dare alle mie compagne anche soltanto un minimo barlume di speranza il mio contributo sarebbe stato comunque importante.
Ed è questo che voglio fare: dirvi che saremo delle donne meravigliose e che per noi donne c'è speranza.
Una grande speranza.
Perché grandi donne prima di noi ci hanno insegnato ch'è possibile esistere come donne e non come oggetti, è possibile essere individui femminili senza venire sopraffatti.
Prima di me, prima di noi ci sono state donne che hanno fatto del mondo un posto migliore, e, scusatemi ma la mia passione è la letteratura e su quella mi concentrerò, hanno scritto libri fantastici, libri meravigliosi, che hanno gareggiato con quelli degli uomini.
E qualche batosta ogni tanto gliel'hanno data.


Tra le mie preferite ci sono le poetesse Emily Dickinson e Sylvia Plath, ma sono sicura che c'è una scrittrice per ognuna di voi, almeno una donna che ha saputo scrivere parole che potrebbero parlare al vostro cuore come mai nessun altro al mondo saprà fare.
Non vi esorto, e non esorto me stessa, a calcare le orme di queste scrittrici, a gareggiare coi versi della Merini o con le righe della Deledda, ma vi chiedo di credere nel vostro potenziale, nei vostri mezzi, che sono i nostri mezzi.
Perché per ogni donna che riesce a farsi grande, dietro di lei, è tutto il nostro mondo che avanza, che si articola, che fa un passo sempre più lungo verso la realizzazione dei nostri sogni e del nostro futuro, qualsiasi esso sia.
Il mondo vi metterà i bastoni fra le ruote, ci diranno che certe cose non fanno per noi, che certi lavori a noi non sono adatti, che per fare questa o quella cosa un uomo sarebbe più indicato. 
Useranno anche la violenza contro chi di noi sarà più temeraria, o sfortunata. 
Ma avere paura adesso non ha senso, e io ho scritto questo discorso, questa piccola sciocchezza per dirvi che ci sono persone, come i nostri professori, che credono in noi, che hanno creduto che io, da sola, una ragazzina ancora, potessi dare a voi, mie coetanee, la forza di parlare, di difendervi, di credere davvero di poter diventare grandi donne.


Certo, probabilmente alla fine, fuori di qui, non saremo degne del paragone alle tante eroine della letteratura che ho citato, ma il solo fatto che io abbia avuto il coraggio di scrivere questo discorso vi dimostra che quelle paure che abbiamo, di per sé stesse, ci rendono grandi donne: perché viviamo e cresciamo, perché abbiamo il coraggio di diventare donne in un mondo che non ci vorrebbe donne, ma oggetti.

Francesco Tarchetti

Il cognome da scapigliato è funzionale alla posa.

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