Giuseppe racconta… come respirare sott’acqua con Cheever

Oggi per la nuova puntata di “Tutte le voci di Holden” sentiamo volentieri la voce di Giuseppe, tramite una lettera, che ci parla di come si è ripreso dallo shock di un infortunio.

 
A scuola ho imparato che i bambini, prima di nascere, passano nove mesi nel ventre della madre, immersi per circa otto in un liquido che li culla dove le braccia della donna non possono ancora arrivare.
Ecco, io quell’abbraccio soffice del liquido amniotico devo averlo proprio amato parecchio perché poi, una volta saltato fuori, mi sono subito buttato tra le corsie di una piscina, ancora prima che imparassi a camminare.
Non ho un ricordo d’infanzia che non sia legato in qualche modo all’acqua.
Sono stato un nuotatore, anche piuttosto bravo, con qualche medaglia, qualche gara vinta, qualche complimento da figure importanti della federazione.
Mi avevano fatto capire che a continuare così, probabilmente, mi sarei garanito un bel futuro, mi sarei tolto molte soddisfazioni.
Ecco, il mio mondo era tutto gravitante attorno a quel rettangolo scavato nel pavimento e ricolmo d’acqua. Sui bordi della piscina avevo conosciuto tutti i miei amici, qualche ragazza che mi era piaciuta, gli adulti a cui avevo guardato con più ammirazione.
Durante una gara però, mentre raggiungevo il bordo per concludere la mia prestazione, qualcosa si ruppe. Rischiai anche di affogare.
Per un anno ho guardato anche il getto della doccia con un che di diffidenza e insofferenza.
Mi invitavano alle gare degli amici, ma non sono mai andato.
Per evitare di pensare a quell’episodio e per riempire il troppo tempo libero mio padre mi ha riempito di libri.
 
Qualcosa di meglio l’avrebbe pure potuto trovare, ma gli è andata bene, perché, tra i tanti mattoni che mi propinava trovai un libricino, una raccolta di racconti, tra le cui pagine, lessi una storia, di poche pagine, che in qualche modo mi fece ricordare di quanta bellezza ci fosse tra le corsie di una piscina e di quanto avrei perso allontanandomene.
Il racconto di Cheever Il nuotatore inevitabilmente mi prese alla sprovvista.
Leggendo il titolo avrei voluto buttare via subito il libro.
Ma era davvero una giornata noiosa, e non volendo muoversi dal divano, pensai di non aver davvero nulla di meglio da fare.
La storia di questo pazzo traversatore di piscine altrui che torna a casa, attraversando la contea correndo tra una piscina dei vicini e l’altra, assaporando il gusto di ogni tuffo, facendo incontri più o meno piacevoli, uscendo dall’acqua man mano sempre più stanco, ma sempre più avvicinandosi ad una rivelazione.
Non sono mai stato un granché come lettore, non ne avevo poi il tempo, ma un pugno allo stomaco e un po’ di secchezza in gola alla fine di quelle poche pagine non me le ha tolte nessuno.
Alla fine del racconto Neddy è costretto ad aprire gli occhi, io ne fui costretto alla fine del racconto.
Il nuoto lo aveva portato a casa, anche se casa non era più, io credo di aver sentito mancanza di casa.
Dopo qualche tempo, una di quelle domeniche di mezza estate in cui tutti (gli altri) se ne stanno seduti e continuano a ripetere: "Ho bevuto troppo ieri sera", stanco di rimanere asciutto, col fiato rotto, tornai a respirare sott’acqua.

Francesco Tarchetti

Il cognome da scapigliato è funzionale alla posa.

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