Simone racconta… i propositi di Gatsby

Simone parla a "Tutte le voci di Holden" dei suoi propositi per l'anno nuovo dopo la lettura del capolavoro di Fitzgerald.

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L'anno nuovo è già arrivato e da noi si è già tornati sui banchi per l'ultima lunga rincorsa alla maledetta maturità e a quello che poi verrà. 

Quello che mi sono lasciato alle spalle è stato un anno un po' movimentato, un po' confuso, scalmanato. Tante cose si sono rotte, qualcuna si è persa, io stesso mi sono perso in tante piccole e grandi difficoltà e ho dovuto rincorrere una stabilità che sembrava fuggire via come i giorni prima di una verifica di greco. C'è stato tanto clamore nell'anno passato, ho passato qualche brutto guaio e qualche persona che non avrei mai voluto vedere allontanarsi hanno preso strade diverse dalla mia e non sono più riuscito a ricucire i rapporti. 

È successo con un amico e con la ragazza che avevo faticato tanto a convincere della mia buona fede. Per tutti e due mi sono fatto in quattro, ho fatto piazzate e casino, ho lottato, ho chiesto tante occasioni per potermi dimostrare nuovamente meritevole delle loro attenzioni e del loro bene. Ma in entrambi i casi, come anche con la scuola, ho fatto un buco nell'acqua.  Tanta fatica per nulla.

Per questo, dopo aver conosciuto per la prima volta l'amarezza delle lacrime non causate da graffi o vizi, mi sono chiuso in casa per cercare di trovare un senso a quello che stavo passando. Ho rinunciato tassativamente a feste e ragazzine che avrei potuto conoscere, a distrazioni simpatiche e partite a calcetto, al punto di lottare con i miei perché non mi chiedessero ulteriormente di fare qualcosa diverso dallo starmene sul divano a grattare le corde della chitarra di papà senza aver mai saputo mettere due accordi uno in fila all'altro. Dopo qualche settimana mio padre, credo esausto dalla mia indolenza, mi fece passare sotto la porta della camera un libricino con un biglietto tra le pagine: qui c'è una testa dura come te, cerca di non prendere troppo esempio.

Il libro era Il grande Gatsby di Fitzgerald, un libro che avevo comprato io qualche mese prima ma che poi avevo dimenticato di leggere.

Lo presi in mano, più per smettere di torturare tutti con la cassa della chitarra, e mi tuffai nel passato tormentoso di Gatsby e di Fitzgerald. Non ho mai capito bene cosa volesse dirmi mio padre con quel libro, o se avesse davvero un messaggio da darmi, non sono nemmeno sicuro che lo abbia mai letto davvero, se fosse un'ammonizione del tipo: guarda quel povero Gatsby come si è ridotto a rimuginare così tanto sul passato, a farsi venire i patemi d'animo per tutto quello che non poteva avere, oppure un incoraggiamento a rimettermi in carreggiata, a darmi da fare per riprendermi ciò che volevo.

Io so che Fitzgerald ha scritto di Gatsby perché voleva riflettere sui suoi problemi, conviverci, andare avanti in qualche modo. Ed è la stessa cosa che ho fatto io leggendo quel libro. Ho guardato la lucina verde oltre il molo e sospirando ho deciso che, nonostante tutto, Gatsby era un cattivo esempio, che avrei dovuto guardare avanti. Ho scritto i miei propositi per l'anno nuovo e il primo è: non ridurti come Gatsby.

Francesco Tarchetti

Il cognome da scapigliato è funzionale alla posa.

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