A qualcuno piace spoiler

Chiunque viva sul web quotidianamente è abituato a muoversi con circospezione, guardandosi attorno con la massima attenzione per non rischiare di inciampare su… uno spoiler
Ebbene sì, la rivelazione di un dettaglio importante della trama di un film o di un libro, per non parlare dello svelamento del finale, è un rischio che chi bazzica siti e social corre quotidianamente, molto più pericoloso della clonazione della carta di credito. I siti più rispettosi li segnalano con spoiler alert scritti in rosso e in corpo 48, ma sono sufficienti i 140 caratteri del tweet di un incauto amico a rovinarci la festa, per cui i gli utenti avveduti sanno che non si deve mai abbassare la guardia.

Chiunque sia alle prese con la recensione di un libro (o film o puntata di una serie tv che sia) si pone sin dall’inizio questa domanda: quanto dovrò svelare della trama? La domanda se la sono fatta anche alcuni critici del Guardian intenti a recensire il nuovo romanzo della scrittrice americana Karen Joy Fowler. Il romanzo poneva questa problematica in maniera più pressante di altri in quanto l’identità di uno dei protagonisti viene rivelata solo a pag. 77, ovvero a libro inoltrato. L‘autrice dell’articolo racconta che, proprio mentre era presa da questi dubbi, le è capitato di ascoltare un’intervista della Fowler alla radio nella quale l’autrice stessa non si faceva nessun problema a raccontare per intero la trama del suo nuovo romanzo. Ne è seguito un dibattito pro e contro spoiler su Twitter che si è diviso tra chi riteneva che una cosa del genere dovesse spingere il lettore a non prendere nemmeno il libro in mano e chi invece pensava che la gravità delle rivelazioni dipendesse anche dal tipo di trama e dalla necessità o meno di un effetto a sorpresa. 

Sappiate che se l’atto di spoilerare viene vissuto dalla maggior parte della gente come una violazione, c’è chi sostiene addirittura che lo spoiler possa migliorare l’esperienza di lettura. Lo stesso articolo del Guardian cita una ricerca sperimentale effettuata un paio di anni fa dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di San Diego che dimostrava come lo spoiler non rovinasse in realtà la storia, ma al contrario ne aumentasse il gradimento. L’esperimento era stato condotto attraverso 12 racconti di 3 diverse tipologie – ironici, gialli e letterari –  tra i quali classici come John Updike, Roald Dahl, Anton Chekhov, Agatha Christie e Raymond Carver. Ogni storia era stata proposta in tre versioni differenti: nella versione originale, ovvero senza spoiler, con un paragrafo "rivelatore" all’inizio o con lo stesso paragrafo incorporato nella storia, come se ne facesse parte. Ogni versione era poi stata letta da almeno 30 soggetti diversi, nessuno dei quali conosceva la storia in precedenza, e i risultati avevano dimostrato che in tutte e tre le tipologie di racconto i lettori avevano preferito le versioni con spoiler all’inizio.

Perché ciò accade? L’esperimento non dava risposte a questa domanda, ma una possibile deduzione è che l’importanza della trama sia sopravvalutata. Se ci pensate, sarà capitato anche a voi più di una volta di godere della lettura di un classico nonostante il finale vi fosse arcinoto sin dai banchi di scuola.O ancora di leggere e rileggere un libro amato, senza che il fatto di conoscerne perfettamente la trama inficiasse il piacere della lettura. Un’altra possibile risposta, secondo i ricercatori che hanno condotto l’esperimento, è che la lettura di una storia della quale conosciamo già il finale sia più facile da un punto di vista cognitivo e ci permetta di assimilare con minor sforzo le informazioni. 

Qualunque sia la motivazione, io confesso di essere una fan di questo approccio, soprattutto quando ho a che fare con un libro la cui trama mi tiene così in tensione da non permettermi di goderne. Vi faccio un esempio: alcuni anni fa ero alle prese con A un cerbiatto somiglia il mio amore di David Grossman, storia di una madre che decide di partire per un viaggio attraverso il suo paese per evitare che vengano a comunicarle a casa la notizia che il figlio è morto in guerra. Il fatto di non sapere come sarebbe andata a finire non mi permetteva di proseguire nella lettura serenamente, per cui a un certo punto ho letto il capitolo finale e poi sono tornata indietro. Non vi dirò come va a finire, tranquilli. Ho però motivo di credere che la mia esperienza di lettura sarebbe stata peggiore se non l’avessi fatto. E anche J. R. R. Tolkien la pensava come me; nella quinta e ultima parte del prologo de Il signor degli anelli, dal titolo Nota sulla documentazione della Contea, rivela alcuni sviluppi della trama relativa a ciascun personaggio: chi si sposerà, chi avrà figli, chi diventerà re. Come sostenuto in questo articolo di Clarkesworld, si tratta nella maggior parte dei casi di happy ending che l’autore svela quasi a voler rassicurare il lettore che andrà tutto bene e ora che lo sa può davvero godersi il racconto.
E voi, siete tra quelli che amano la suspense a tutti i costi o pensate che un po’ di spoiler faccia bene alla lettura?

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

1 Commento
  1. Io aspetto, se mi dovessi leggere come va a finire il libro che ho tra le mani, perderei il gusto. Anche io ho letto “A un cerbiatto…” di Grossman, sapevo che era un libro su quello (non vorrei fare qui quello che non hai fatto tu) e quindi ho pensato che sarebbe potuta andare in un certo modo.