“And I am very real.” – Una lettera di Kurt Vonnegut in occasione del suo anniversario

E dunque oggi ricorre l'anniversario della nascita di Kurt Vonnegut (nato l'11 novembre 1922 e morto il 10 aprile 2007), e siccome Vonnegut non era tipo da necrologi e ricordi di umore funereo, abbiamo deciso di proporvi la traduzione inedita di una sua lettera che dice molto tanto del Vonnegut uomo quanto del Vonnegut scrittore. Si tratta di una lettera privata del 5 dicembre 1973, rivolta a Charles McCharty, direttore della Drake Board School, un collegio del North Dakota nel quale era stato organizzato un rogo di libri contro la presunta corruzione dei costumi perpetrata da quelli come Vonnegut. La risposta di quest'ultimo è esemplare:

 

Gentile signor McCarthy,

    Le sto scrivendo nella sua posizione di direttore della Drake Board School. Io sono uno di quegli scrittori americani i cui libri sono andati distrutti in quella fornace ora famosa del vostro collegio.

    Alcuni membri della vostra comunità hanno sostenuto che la mia opera è malvagia. Ciò rappresenta per me un insulto straordinario. Le notizie che vengono da Drake mi fanno intuire che per la gente delle vostre parti libri e scrittori sono cose decisamente irreali. Le sto scrivendo questa lettera per farle sapere quanto reale io sia.

    Voglio farle sapere, inoltre, che né io né il mio editore abbiamo alcunché per trarre vantaggio dalle notizie disgustose provenienti dalle vostre parti. Non ci stiamo dando pacche sulle spalle, gongolando al pensiero di tutte le copie che venderemo grazie a queste notizie. Abbiamo declinato gli inviti in televisione, non abbiamo scritto lettere irate ai giornali, né abbiamo rilasciato lunghe interviste a riguardo. Siamo arrabbiati, nauseati e rattristati. Di questa lettera non è stata spedita alcuna copia ad altri. Lei è in possesso dell'unica copia. Si tratta di una lettera privata da parte mia agli abitanti di Drake, che hanno arrecato così tanto danno alla mia reputazione davanti agli occhi dei loro figli e davanti al mondo intero. Ha lei il coraggio e la basilare decenza di mostrare ai suoi concittadini questa lettera, o finirà anch'essa in pasto alle fiamme della vostra fornace?

    Mi par di capire da quel che ho letto nei giornali e sentito in televisione che voi immaginate me, ed alcuni altri scrittori, come una specie di uomini-ratto che si divertono a far soldi avvelenando le menti dei giovani. Io sono in realtà un uomo ben robusto e forte, di 51 anni, che da ragazzo ha fatto per lungo tempo il garzone in fattoria e che ci sa fare con gli attrezzi. Ho cresciuto sei figli, tre miei e tre adottati. Tutti quanti sono venuti su bene. Due di loro fanno gli agricoltori. Sono un veterano della Seconda Guerra Mondiale, sono stato insignito del Cuore Viola. Ho guadagnato tutto quel che ho lavorando sodo. Non sono mai stato arrestato né denunciato per alcunché. Sono così bene accolto fra i giovani e dai giovani che ho avuto modo di lavorare nelle università dell'Iowa, di Harvard, e nel City College di New York. Ogni anno ricevo almeno una dozzina di inviti da scuole e università a pronunciare discorsi inaugurali o di fine anno. Di tutti gli autori americani viventi, i miei libri sono probabilmenti fra quelli più utilizzati nelle scuole.

    Se lei si fosse scomodato a leggere i miei libri, e a comportarsi come una persona civile vorrebbe, avrebbe appreso che questi non sono lascivi, né invitano a chissà quale dissolutezza. Invocano piuttosto maggiore gentilezza fra gli uomini, e maggiore responsabilità fra le persone di quanta spesso non vi sia. È vero che alcuni dei miei personaggi parlano a volte in maniera rude. Questo è perché la gente parla a questa maniera nella vita reale. Ciò vale per i soldati e lavoratori di fatica in particolare, e questa cosa la sanno anche i bambini più schermati. E anche noi sappiamo bene che quelle parole davvero non arrecano alcun danno ai bambini. Non arrecavano alcun danno a noi quand'eravamo giovani. A farci del male erano piuttosto le azioni malvagie e la menzogna.

    Dopo tutto ciò, sono sicuro che lei sarà ancora pronto a rispondere, in effetti, che "Si, sì—ma rimane comunque una nostra responsabiltà il decidere quali libri far leggere nella nostra comunità." Certamente. Ma è altrettanto vero che se vi decidete a esercitare questo diritto e accettare questa responsabilità in maniera ignorante, rude e non-americana, allora la gente avrà il diritto di chioamarvi dei cattivi cittadini e degli sciocchi. Persino i vostri figli avranno il diritto di chiamarvi così.

    Ho letto sui giornali che la vostra comunità è sbigottita dal grido di protesta che si è sollevato in tutta la nazione dopo il vostro gesto. Beh, avete scoperto che la vostra Drake fa parte della civiltà americana, e che i vostri connazionali non riescono proprio a sopportare che vi siate comportati in maniera tanto incivile. Forse così imparerete che i libri sono cose sacre agli uomini liberi per ragioni molto valide, e che guerre sono state combattute contro nazioni che odiavano e bruciavano i libri. Se lei è un americano, deve far sì tutte le idee circolino libere nella comunità, e non soltanto le sue.

    Se adesso lei e il suo direttivo voleste decidervi a mostrare saggezza e maturità nell'esercizio del vostro potere sull'educazione, dovreste allora riconoscere che la vostra è stata una marcia lezione da insegnare ai giovani di una società libera, quando vi siete decisi a denunciare e a bruciare libri—libri che nemmeno avete letto. Dovreste inoltre decidervi ad esporre i vostri figli ad ogni sorta di nozione e idea, così che possano crescere equipaggiati al meglio per prendere decisioni, per sopravvivere.

    Ancora: voi mi avete insultato, ed io sono un buon cittadino, e sono molto reale.

 

                                                                      Cordialmente vostro, 

                                                                      Kurt Vonnegut, Jr.

 

Buon compleanno Kurt Vonnegut, noi i tuoi libri non li bruceremo mai.

 

Lorenzo Andolfatto

Sono lettore, traduttore, interprete e studiante. Mi occupo di cose cinesi nelle ore di lavoro, e di cose letterarie perlopiù americane nel tempo libero. Non sono ancora diventato musica da ascensore.

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