Anticipazioni (letterarie) della Mostra del Cinema di Venezia

Coppia che vince, non si cambia. E non stiamo parlando della tenuta o meno del matrimonio tra Jay-Z e Beyoncé, ma di un’accoppiata storica che non conosce crisi e che anche quest’anno si presenterà a braccetto alla 71esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, che si terrà al Lido dal 27 agosto al 6 settembre. Sono sempre loro, letteratura e cinema, a andare a nozze sul grande schermo, raccogliendo spesso successi e ancora più spesso critiche. Ma non si può piacere a tutti.

Eccoci dunque, come tutti gli anni, a scorrere il programma del Festival in cerca di libri e autori conosciuti o meno (lo avevamo fatto anche l’anno scorso e quello precedente). In questa edizione non si parla tanto di adattamenti cinematografici di libri, ma di ancor più interessanti intrecci, di storie dentro la storia, di autori che passano davanti alla cinepresa, di biografie che promettono scintille. 

Ma andiamo con ordine e cominciamo dall’inizio. L’onore di aprire la mostra spetta quest’anno ad un grande nome, Alejandro Iñarritu, con la black comedy Birdman che verrà presentata al Lido in anteprima mondiale. E se il regista messicano non mette d’accordo tutti gli intenditori di cinema, riscuote invece un apprezzamento che definirei universale nella comunità dei lettori Raymond Carver. E cosa c’entra Carver, vi chiederete? Il film mette in scena la storia di un attore – interpretato da Michael Keaton, affiancato da un supercast con nomi quali Emma Stone, Edward Norton e Naomi Watts – che dopo aver interpretato un supereroe di successo, cerca un riscatto artistico e umano portando a Broadway un adattamento del racconto Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, che dà il titolo all’omonima raccolta di Carver, pubblicata negli USA nel 1981. La celebre short story racconta il pomeriggio di due coppie sposate di amici seduti intorno a un tavolo a bere una bottiglia di gin e a lasciarsi andare a confidenze e riflessioni, appunto, sull’amore. 

Ma quest’anno c’è un film che stuzzicherà in egual modo l’attenzione di cinefili e amanti dei libri e non passerà certo inosservato. Parliamo di Near Death Experience, pellicola diretta dalla ormai collaudata coppia di cineasti francesi Gustave Kervern e Benoît Délépine, già autori del per me inspiegabile Mammuth, e interpretata da Michel Houellebecq, unico protagonista  di questo lungometraggio girato in soli dieci giorni a Marsiglia. Il film narra la storia di Paul, impiegato di una compagnia telefonica in preda a una forte depressione, che vive un’esperienza di morte imminente dalla quale farà poi ritorno. La trama e il trailer, con l’autore in tenuta da ciclista che danza scatenato in mezzo alle montagne, lasciano presagire che la pellicola si farà notare, ma i lettori di Houellebecq sono abituati a non farsi troppo scandalizzare. Siamo alla seconda esperienza sul grande schermo dell’autore de Le particelle elementari, che in The Kidnapping of Michel Houellebecq aveva interpretato se stesso, ovvero un famoso scrittore rapito da una banda di balordi; un film ispirato da un evento reale, la sparizione, tuttora senza spiegazione, dello stesso Houellebecq un paio di anni prima durante il tour di promozione del suo romanzo La carta e il territorio

E a proposito di film che faranno parlare, come non citare il biopic Pasolini? Non è certo il primo film su Pasolini, ma se il controverso scrittore, poeta e regista è materia scottante già di suo, ad aggiungere pepe alla situazione ci pensa il regista, quel ragazzaccio di Abel Ferrara che sceglie di raccontare gli ultimi – e ancora oggi avvolti da mistero – giorni di vita di Pasolini. E se siete pronti a indignarvi per l’interpretazione in inglese di Willem Dafoe o per la  mancata attinenza alle indagini, sappiate che Abel Ferrara ha dichiarato: me ne fotto. Alla voce biopic si segnali anche il film sulla vita di Leopardi, Giovane e favoloso, diretto da Mario Martone e interpretato da Elio Germano.

Il 2014 vedrà anche la prima volta di una serie tv sul tappeto rosso di Venezia; consacrazione definitiva di un genere che da anni il pubblico prima e la critica poi hanno sdoganato come prodotto culturale di serie A. La mini serie di quattro puntate, prodotta dal colosso HBO e interpretata da Frances Mc Dormand e Bill Murray, è tratta da Olive Kitteridge, romanzo capolavoro di Elizabeth Strout, vincitore del Premio Pulitzer nel 2009.

E per chiudere c’è lui, quel prezzemolino di James Franco. Attore bonazzo, Instagram-maniaco, scrittore, poeta, sceneggiatoire, adesso passa pure dietro la macchina da presa confrontandosi nientepopodimento che con L’urlo e il furore, uno dei romanzi più difficili di William Faulkner, per di più nel doppio ruolo di regista e interprete. Franco, che ha confessato più volte una venerazione per il grande autore americano, é anche recidivo: nel 2013 infatti firmó la regia dell’adattamento cinematografico di un altro romanzo di Faulkner, As I lay dying (Mentre morivo), presentato al Festival di Cannes nella sezione Un certain regard. Sarà una bella sfida portare sullo schermo la saga dei Compson, ma James, impegnato pure a Broadway nella pièce tratta da Uomini e topi di Steinbeck, sembra non aver paura di niente. Una chicca? Nel ruolo del capofamiglia troveremo Don Draper. 

 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

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