Bob Dylan è un poeta, anzi forse no

Bob Dylan ha compiuto 70 anni ieri e gli abbiamo fatto tutti gli auguri, perché Bob Dylan piace a tutti, tutti i genitori ve l'hanno fatto ascoltare quand'eravate bambini, tutte le maestre di musica delle medie vi hanno fatto suonare con il flauto Blowin' in the Wind (mi pare sol-sol-sol-fa-sol-fa-sol-mi-re-do), tutte le professoresse di inglese del liceo vi hanno fatto leggere il testo di una sua canzone. Ebbene vi ricorderete che pochi anni fa (e la cosa, con meno clamore, si ripete ogni anno) si sollevò una certa questione riguardante l'eventuale candidatura di Zimmerman al Nobel per la letteratura. Dylan non solo musicista, ma anche poeta, insomma. La Bristol University non si era dimenticata di questi accadimenti, e ieri ha indetto una conferenza chiamata The Seven Ages of Dylan, per discutere "whether the musician should be considered a poet", cioè quello di cui si discusse in quel periodo pre-Nobel citato poco sopra.

La cosa funzionava così: una sala piena di gente, giovani e vecchi, e un piccolo gruppo di anziani professori che cercavano di tirarsi l'un l'altro ognuno dicendo la sua sul Bob Dylan poeta o meno. Per esempio Danny Karlin, un insegnante della Bristol nonché massimo esperto di Robert Browning, ha sostenuto che no, Zimmerman un poeta non lo era. Perché se avesse pubblicato i suoi versi, invece che farne delle canzoni, nessuno se lo sarebbe cagato nemmeno nel suo paese. Aidan Day, professore di Dundee, sosteneva invece che Man in the Long Black Coat poteva essere benissimo affiancata a un passaggio de Il Matrimonio del Cielo e dell'Inferno di William Blake. David Punter, professore sempre di Bristol, ha letto Visions of Johanna e ha detto che si è sentito un idiota (comprensibilmente, leggere "jeeze I can't find my knees" non dev'essere molto semplice per uo che vuole mantenere una serietà di qualche tipo).

Conosco molte persone che chiamerebbero queste cose seghe mentali. Il punto è un altro. Nel 2011 possiamo affermare che la pop culture ha una dignità e un valore assoluto, senza dubbio. È necessario fare dei distinguo di valenza tra un cantautore e un poeta? Perché è qui il problema. Questa conferenza sottendeva che un poeta ha più dignità letteraria di un cantautore. Non sarebbe possibile giudicarli come due fenomeni che non possono intersecarsi, ma che fanno tutti parte della stessa cultura allo stesso modo? Evidentemente non ancora. Forse un giorno ci arriveremo.

Davide Coppo

Davide Coppo

Davide Coppo ha 24 anni e la barba. È laureato in Lingue e Letterature Straniere. È milanista, scrive per il magazine bimestrale Studio e gli piacciono le ragazze con i capelli corti, gli Smiths, il Beefeater, Anthony Burgess, John Fante, Carver e altra gente presa male.

3 Commenti
  1. Concordo in pieno (c’era addirittura chi invocava un Nobel a Michael Jackson, vabbè forse esagerano). Comunque la mia prof di musica non mi ha mai fatto suonare Bob Dylan (però rompeva con l’inno nazionale tedesco) e le mie prof di inglese delle superiori (non ho fatto il liceo io!) mi facevano vedere al massimo “Stregata dalla luna” con Cher!! (in english of course!)

  2. Concordo pure io!
    Poesia e musica sono due diverse forme di letteratura, per quanto mi riguarda. E non capisco perché non possano essere considerate sullo stesso piano. I cantautori di qualità devono essere considerati al pari dei poeti di qualità.

  3. Mi accodo ai consensi espressi sopra di me. E proprio per questo, ti dico:
    assodato che la pop culture ha GIA’ un valore ed una dignità assoluta, a cosa servirebbe un Premio Nobel? Non credo a molto.

    E se proprio devo dirla tutta (e so di spararla grossa), ultimamente, ai Nobel -almeno per la letteratura- non do moltissimo conto. In fondo autori come Jorge Luis Borges e Roberto Bolaño non l’hanno ricevuto, eppure…