Borges contro Foucault?

Stamattina, durante la riunione del Comitato di Salute Pubblica di Finzioni, il grande capo Gei Gei Cerbiatto, distribuendo i compiti, mi fa: «Senti eFFe, te che leggi quelle robe pesanti, guarda un po' se puoi fare un pezzo su 'sti tipi che hanno fatto una rivista on-line chiamandola come quel libro di quel francese… com'è che si chiamava?»

Michel Foucault, si chiamava (si pronuncia Fucò, con la boccuccia a papera), e il libro in questione è Le parole e le cose. Pure la rivista si chiama così e "questi tipi" sarebbero scrittori e critici e poeti come Walter Siti, Carlo Carabba, Franco Buffoni, Gilda Policastro e diversi altri: qualche penna storica di Nazione Indiana, qualche indipedente, e un paio di membri della GenerazioneTQ. Nulla di nuovissimo sotto il sole, insomma. E la notizia si esaurirebbe qui, visto che Le parole e le cose è on-line da poco più di una settimana e dunque non è che ci siano chissà quanti contenuti (però quelli che si sono sono davvero interessanti, anche se un paio, a dire il vero, sono rilanci di articoli usciti sulla stampa, non esattamente roba pensata ad hoc per il sito). Dico "si esaurirebbe", perché questo è un approfondimento e allora approfondiamo.

Il progetto è interessante, soprattutto se prende come nume tutelare il filosofo francese, e gli diamo il benvenuto nel novero delle riviste on-line che si occupano di lettaratura. Accanto alla testata campeggia il sottotitolo "Letteratura e realtà"; quando l'ho visto, sono andato da Gei Gei Cerbiatto e gliel'ho fatto presente.

– E allora?

– Noi siamo "Finzioni".

– E allora?

– Loro sono "letteratura e realtà".

– E con ciò? Piuttosto, c'hanno inserito nel loro blogroll?

– No.

– Massacrali!

E come faccio adesso? Che m'invento? Un duello all'ultimo sangue, un Celebrity Death Match tra Borges e Foucault? E poi come si fa a massacrare gente che in fondo è molto ma molto più brava di me? Che gli dico, che c'hanno un template di WordPress veramente brutto? Capirai… Cerchiamo invece di comprendere che intenzioni hanno:

Le parole e le cose ospita opere letterarie, saggi brevi, recensioni, riflessioni sul presente: testi di natura diversa, ma uniti dal tentativo di parlare della realtà attraverso la letteratura e le arti. Abbiamo deciso di usare la rete perché i siti internet, nell’ultimo decennio, hanno oggettivamente cambiato i modi del dibattito culturale in Italia, ricreando uno spazio pubblico che le trasformazioni editoriali degli anni Ottanta e Novanta avevano distrutto. Questa apertura ha prodotto anche il suo rovescio: l’esibizionismo, alcuni interventi di bassa qualità, l’autopromozione narcisistica, la degenerazione dei dibattiti. Il nostro sito vorrebbe mantenere la vivacità del nuovo medium senza assecondarne le derive.

 

Insomma, sembra si tratti di un gruppo d'amici che fa un sito per parlare della realtà attraverso la letteratura e l'arte. E che male c'è? Ce ne fossero! Persone che, in epoca di web 3.0, coda lunga, surplus cognitivo, social networks a palla, scoprono che internet ha "oggettivamente cambiato i modi del dibattito culturale in Italia". E meno male! Avere un sito attraverso il quale i lettori possono dialogare con scrittori, critici, poeti, intellettuali vari è una gran bella opportunità, o no? Certo, bisogna evitare "l’esibizionismo, alcuni interventi di bassa qualità, l’autopromozione narcisistica, la degenerazione dei dibattiti", ma su, chi è che non sottoscriverebbe questa dichiarazione d'intenti? Dico davvero.

Cosa pensare? Secondo me – e lo so che quando Gei Gei Cerbiatto leggerà queste righe io rischierò il licenziamento… – nel cosiddetto campo letterario italiano si stanno piano piano accorgendo di quella che potremmo chiamare, con un'etichetta di comodo, la socialità 2.0. E, tra paure e riserve, ne stanno esplorando le dinamiche. E' un bene o un male questo? Un bene, è evidente. Laddove queste dinamiche si rivelino liberatorie rispetto a un ordine del discorso, Foucault approverebbe. 

eFFe

PS: Amici di Le parole e le cose, poiché temo l'imminente licenziamento, non è che per caso vi serve una persona in più in redazione? Anche per pulire i gabinetti, eh, io m'accontento!

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

2 Commenti
  1. Ha! Ho appena letto queste righe! Carezzando il mio fedele gabbiano Jonathan Livingstone deciderò la giusta punizione, il licenziamento sarebbe solo un dolce oblio