Roald Dahl diseducativo? Andate a farvi friggere

Photo credit: The Times
Le illustrazioni sono di Quentin Blake

 «Cara la mia vecchia triglia» ribatté il signor Wonka, «perché non va a farsi friggere?»

La fabbrica di cioccolato 

Quando sono incappata in questo vecchio e bellissimo articolo-ritratto-apologia di Roald Dahl, apprendere che tanti genitori e critici letterari reputassero, inizialmente, i suoi libri inadatti ai bambini mi ha lasciata letteralmente di stucco.

Va bene, erano forse altri tempi (le critiche menzionate sono tutte antecedenti al 2000), ma pur cercando di contestualizzare il tutto — e di dominare il mio furore e la mia emotività mi sono proprio chiesta sotto quale frangente sia possibile considerare Dahl diseducativo. Come snocciola la Talbot, nei romanzi di Dahl non vi sono riferimenti sessuali espliciti, né sono considerabili eccessivamente cruenti. Anche da un punto di vista stilistico Dahl è ineccepibile, e la ricchezza lessicale, tra parole vere e completamente inventate, che caratterizza la sua produzione non può che essere un valore aggiunto. 

Quale, allora, il problema? Perché mai una persona dotata di sale in zucca e di tutte le facoltà mentali un genitore dovrebbe vietare ai propri pargoli di varcare i solenni cancelli della fabbrica Wonka o di aiutare Matilde a fronteggiare la signorina Spezzindue? Forse perché adulti e genitori, nei libri di Dahl, non fanno affatto una bella figura. Ecco l'inghippo!

charlieFacciamo una breve rassegna: i signori Dalverme, genitori di Matilde, sono due imbecilli disonesti, e la celeberrima direttrice della scuola è un'orchessa fatta e finita. Ne La fabbrica di cioccolato i parenti dei vari compagni di avventura di Charlie non sembrano proprio delle personcine a posto, mentre sui cattivissimi Sporcelli non mi soffermo neanche, giacché, come si suol dire, nomen omen; infine, sia in James e la pesca gigante che ne La magica medicina vi sono, rispettivamente, due zie e una nonna arcigne e insopportabili. 

In tutti i libri menzionati, i fantomatici adulti maltrattano i bambini, trunchbull3pfacendo angherie di ogni sorta proprio in virtù del loro essere più "grandi". Non è un caso, infatti, che spesso Dahl punisca i suddetti con una vera e propria legge del contrappasso, ovvero facendoli rimpicciolire: gli Sporcelli, ad esempio, si ammalano di Restringite, e la nonna di George de La magica medicina diventa, alla fine della storia, così piccola da sparire completamente dalla circolazione.

I piccoli, quindi, fronteggiano i grandi, mediante la penna di Dahl che non si fa alcuna remora nel tratteggiarne di brutti, cattivi e spesso molto ingiusti. Forse è questo ciò di cui hanno paura i genitori? Forse temono che Dahl instilli nei loro cocchi il desiderio o la voglia di sbeffeggiare gli adulti, di venir meno alle loro regole?

missLa risposta è "no" per svariati motivi. In primis, Dahl punisce sì i grandi, ma anche i piccini, quando sono loro a comportarsi male: basti pensare ad Augustus Gloop, Violetta Beauregarde e compagnia, che ne La fabbrica di cioccolato rispondono personalmente del loro comportamento. Al contrario, proprio il più ubbidiente, ovvero Charlie, sarà colui che Willy Wonka designerà come suo degno erede. Inoltre, la letteratura di Dahl è costellata di adulti un sacco buoni e simpatici, senza i quali i bambini, da soli, avrebbero potuto fare ben poco: la nonna del protagonista de Le streghe gli salva letteralmente la pellaccia (o la pelliccia!), e anche la piccola Matilde risolve i suoi vari problemi grazie all'aiuto e al supporto della signorina Dolcemiele.

In sintesi, Dahl punisce, in maniera esemplare e variopinta, chi c'è da punire. Chi non si comporta come dovrebbe, chi contravviene alle regole, chi agisce a scapito degli altri o chi danneggia il prossimo per il puro gusto di farlo. E punisce tutti, nessuno escluso, si tratti di grandi o piccini, uomini o donne, personaggi veri o inventati, senza mai farlo, però, immotivatamente. 

roald dahlDahl era un omone di quasi due metri, e ho sempre pensato che fosse così alto proprio per vegliare meglio sui bambini ai quali ha raccontato e ancora racconta le sue indimenticabili storie, e ai quali ha insegnato e ancora insegna che ad azione corrisponde sempre reazione e che, di conseguenza, ad azione cattiva seguirà, presto o tardi, una reazione al pari.

Insomma, attingendo direttamente dal buon, vecchio Roald dico: care vecchie triglie, perché non andate a farvi friggere? Guai a chi sottrae Dahl ai piccoli lettori perché "diseducativo"! Se c'è una cosa retta e fondamentale da insegnare ai più piccini è proprio il fatto che spesso, nella vita, si troveranno a dover fronteggiare innumerevoli ingiustizie.

E che la prima arma, nonché la più potente, è quella di non accettarle. Mai.

Silvia Dell'Amore

Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo; io dico che lo farà il cioccolato.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.