Photo credit: Guernica Mag

- Cara, c’è posta per me?

- Sì tesoro, c’è un sollecito dell’Hera per una bolletta non pagata, l’estratto conto della carta di credito, il nuovo catalogo di Mondo Convenienza e una cartolina da un certo David.

Chissà se le cose sono andate così a casa di Frank Cassese. Fatto sta che il David sopra di cognome fa Wallace. Ma raccontiamo questa storia dall’inizio. Era il lontano aprile 1996 e il giovane e fresco di laurea Frank Cassese aveva appena ricevuto Infinite Jest come regalo di compleanno dai suoi genitori. Superate le iniziali perplessità dovute all’hype che si era creato intorno al romanzo, Frank si era buttato nella lettura e si era fatto "toccare" oltre le aspettative, forse proprio perché la sua diffidenza l’aveva portato ad abbassare le difese. Avete presente il famoso libro che ti cambia la vita? Lui la descrive oggi come un’epifania, l’esperienza che gli ha dato la spinta definitiva per capire che quello che voleva fare da grande era scrivere. Wallace era diventato per lui, e forse per una generazione intera, il simbolo di un mito accessibile, uno che ce l’aveva fatta a scrivere qualcosa di epico e che aveva solo qualche anno in più di loro.

Non stupisce quindi che alcuni anni dopo, nel 2004, alle prese con tentativi vani di far pubblicare il suo romanzo, Cassese abbia deciso di scrivere proprio a DFW, raccontandogli tutto circa l’influenza che IJ aveva avuto su di lui e sulle decisioni che aveva preso per la sua vita, illustrandogli le difficoltà che aveva in quel momento e chiedendogli se poteva mandargli il suo manoscritto per avere un suo parere. Ed eccoci arrivati alla famosa cartolina: un’immagine del Dodger Stadium con la scritta Los Angeles in rosso, trovata nella buca delle lettere alcuni mesi più tardi, scritta in blu con una grafia molto fitta e poco leggibile. Cassese racconta che gli sono bastate un paio di righe per capire da chi arrivasse, ma che l’eccitazione adolescenziale è svanita immediatamente: Wallace gli comunicava che non avrebbe potuto leggere il suo manoscritto, semplicemente perché ne aveva ricevuti troppi. Come se non bastasse gli diceva anche di non disperarsi troppo, non tutti riuscivano a pubblicare, ma scrivere non sarebbe stato comunque tempo perso. Gli suggeriva infine di mandare qualche capitolo ad una ventina di agenti e gli prometteva che avrebbe pensato a lui. Tutto qui, firma e faccina sorridente in chiusura. 

La cartolina era stata archiviata con un certo disappunto, per non dire rancore. E solo nel 2008, in seguito alla scomparsa di DFW, Cassese racconta di aver ripreso in mano la corrispondenza e di averla guardata con uno sguardo del tutto diverso, cogliendo per la prima volta un sentimento di condivisione del dolore di un aspirante scrittore sconosciuto e in difficoltà. Ha riletto più volte la frase che l’aveva indispettito - "Lots of us don’t publish… it doesn’t mean we’re wasting our time" – soffermandosi sull’uso della prima persona plurale e sul fatto che DFW desse davvero un valore alla scrittura indipendentemente del riuscire o meno a pubblicare.

Al di là dell’esegesi di questo testo, che alla fine altro non è che l’interpretazione soggettiva di poche righe, rimane il fatto della cartolina in sé. Sembra infatti che quella tra DFW e le cartoline fosse una storia d’amore. Ricordate che un paio di settimane fa vi avevamo segnalato alcune cartoline d’autore? Tra queste ce n’era una di DFW a Don DeLillo che risulta curiosa fin dalla scelta dell'immagine sul fronte, dal modo in cui si rivolge a lui, piena all’inverosimile di informazioni e di riferimenti che ti aspetti quasi che ne segua una seconda con delle note a piè di pagina.

Non so a voi, ma a me queste cartoline sono piaciute tantissimo. Sarà che c'è qualcosa di nostalgico in una cartolina. Sarà che è un gesto molto intimo e in qualche modo insolito rispetto alle occasioni in cui ha scelto di usarle. Sarà che è proprio quello che si può aspettare da DFW chi crede, o si illude, di conoscerlo un po’ dai suoi libri e da tutte (troppe?) le cose che abbiamo letto di e su di lui in questi anni.