«Chi ha detto che il fantastico non possa essere anche una cosa seria?»

Una coincidenza non fa una prova. Ma anche se fosse, provare che, poi? Che il fantasy non è un genere di grado minore, che ha qualità e dignità al pari dei cosiddetti generi colti? Ed anche provandolo senza più ritrattazioni, cosa si otterrebbe in fondo? La letteratura, per come la vedo io, non è una gara a chi vince e a chi perde, a chi è migliore o peggiore, men che meno tra lettori di serie A o B (o C): la letteratura è il luogo della pura libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà a prescindere da quello che leggiamo o da quanto leggiamo; è anche il luogo della diversità che per me è sempre sinonimo di ricchezza e quindi valore aggiunto. Vivi e lascia vivere… leggi e lascia leggere…

Allora prendo questa coincidenza per quello che è (o per quello che a me pare essere), senza interrogarmici sopra più di tanto, senza proclamare il riscatto di un genere su un altro: è una semplice sovrapposizione di fatti e di parole che hanno in comune il particolare di convergere (ognuno a modo suo) sul medesimo argomento: le ragioni del fantasy.

Le parole sono quelle di Iván Thays che sul blog di El Pais, commentando Nostalgia dello scrittore rumeno Mircea Cartarescu, sostiene che la seduzione del fantasy fa aggio su:

(…)la capacità di creare fantasia, finzioni potenti in grado di fissarsi nel cervello del lettore con una forza che la realtà e le sue certezze consuetudinarie non avranno mai (…). Mi lascio trasportare dall’idea di uno scrittore che inventa un mondo senza la necessità di rendere conto alla realtà (…). In un’epoca della quale si dice che non esistono ‘scrittori impegnati’, io ho rinnovato il mio impegno con la fantasia.

I fatti, invece, arrivano da casa nostra, dall’annuncio di Vanni Santoni di essersi messo al lavoro su una trilogia fantasy (ma «preferisco non parlare di trilogia, bensì di tre romanzi: basta dire trilogia e subito si pensa al pacchetto commerciale»), in uscita, prossimamente, per Mondadori.

Cambio di rotta? No, semplice sperimentazione; com’è giusto che sia per uno scrittore giovane ma già affermato. Dismettere per un attimo la sempre comoda divisa di intellettuale per indossare altri panni, creando una sorta di «spin-off» di se stesso.

Le ragioni, le riflessioni, i propositi futuri (incluso il ritorno al romanzo “impegnato”) ce li racconta in una lunga intervista rilasciata qualche giorno fa ad Antonio Prudenzano su Affaritaliani.it.  

Già la parola fantasy potrebbe far storcere il naso a qualcuno. Infatti: «Preferisco non parlare di fantasy, che nella vulgata italiana è diventato un termine fuorviante, ma più in generale di fantastico».

In effetti il fantasy sconta nel nostro paese, in taluni ambienti, una sorta di penalizzazione. Un pregiudizio dovuto, secondo lo scrittore toscano, al deterioramento di certe politiche editoriali che preferiscono la quantità alla qualità, con un mercato che, nonostante la disponibilità di firme talvolta autorevoli, è invece invaso da: «(…) una quantità enorme di libri ingenui, poco curati, spesso scritti da autori troppo giovani per saper gestire la materia romanzesca, e pian piano il genere ha perduto credibilità».

Una credibilità che, al contrario, si era costruita parallelamente alla Storia della Letteratura Italiana, e spesso proprio nei suoi risvolti più alti: l’epica, dall’Eneide all’Orlando Furioso, passando per l’Inferno dantesco, e prima ancora Ovidio, Apuleio, giù giù fino ad arrivare alle «fiabe o “novelle”» di Collodi, Papini, Buzzati, Landolfi, Calvino e Manganelli.

È propri questo il senso del fantastico che Santoni intende imprimere alla sua opera:

La volontà di riscoprire le fiabe (…) come finestre sul profondo. (…) La cosa interessante dello scrivere narrativa fantastica è che puoi, anzi devi, confrontarti continuamente con gli archetipi, e ho intenzione di farlo senza risparmiarmi, sia a livello strutturale che di singoli elementi (…)».

E infatti i suoi saranno romanzi con molteplici stratificazioni di lettura, che cercheranno di andare oltre la semplice nozione di letteratura fantastica e dialogare piuttosto con la letteratura “seria”: «per fare un romanzo davvero grande, oggi, si deve superare la diade nuovo realismo/postmodernismo e non si può prescindere anche da elementi che alcuni chiamerebbero di ‘genere’. Così, eccomi intanto a prendere le misure al fantastico».

Valutazione perfettamente logica per uno scrittore che, per sua stessa ammissione, si è formato sui classici, ma che appartiene anche ad una generazione cresciuta a pane e Dungeons & Dragons, una «doppia competenza» che può costituire la via per un nuovo sincretismo letterario in grado di congiungere ciò che era stato considerato sin qui scisso per natura.

Sara Minervini

Chi sono? Sono una lettrice. Che faccio? Leggo. E come vivo? Vivo.

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