Città di gatti, strade di risciò: leggere Lao She a Pechino

[L’articolo inizia con un lungo aneddoto sui taxi di Pechino. Nella struttura del pezzo questo aneddoto ha un suo senso, ma per chi volesse passare direttamente alla notizia, il secondo paragrafo è venti righe più sotto]

Ho vissuto a Pechino forse in tutto un paio d'anni, a cavallo fra il 2008 e il 2011. Ho iniziato a studiare la lingua cinese nel 2006, e credo di far parte di quella prima generazione a cui ora viene ora detto "hai fatto una buona scelta, il cinese è la lingua del futuro". Il che è straordinariamente frustrante, dato che affermazioni del genere si portano appresso uno sgradevole retrogusto da imprenditore del nord-est, del tipo "impara la lingua, importa scarpe a basso prezzo e fai soldi". Cose del genere. Ho vissuto la città di Pechino da studente, e questo ha reso migliori tutte le mie esperienze. Pechino è gigantesca, e fatta di grandi anelli di cemento a otto corsie che circondano il cuore della città — la salma sotto vetro di Mao Zedong, la città proibita, Tian'anmen e le ombre dei carri armati, i quadri del PCC, la collina del carbone. Una volta su uno di questi anelli sono quasi morto, e allo stesso tempo ho imparato a parlare cinese: erano le tre del mattino e stavo tornando a casa da un concerto (i Carsick Cars probabilmente, o forse Xiao He) a bordo di un taxi. I taxi a Pechino sono Hyundai gialle e blu, o gialle e verdi, costano relativamente poco e circolano a tutte le ore del giorno e della notte in gran numero. Le vetture sono raramente di proprietà dei tassisti che le guidano, ma piuttosto sono spesso prese a nolo da coppie di tassisti che ne condividono l'uso in turni da 12 ore senza pause. Il guadagno del tassista viene da quel che lui riesce a mettere da parte con le corse dopo aver coperto il costo della vettura. Per questo motivo, a tarda notte, è facile ritrovarsi in taxi che sfrecciano a 100 km all'ora per circonvallazioni infinite, guidati da tassisti esausti. Ho iniziato a parlare cinese realmente quando, ritrovandomi in uno di questi taxi, alzai gli occhi dal mio cellulare e vidi dal mio sedile alle spalle dell'autista la città sfrecciare dai finestrini della macchina, un santino di Buddha (o forse era Mao) oscillare dallo specchietto retrovisore, ed il mio tassista completamente addormentato al volante. Non c'è niente che sproni di più a parlare che l'ipotesi di volar giù da un cavalcavia: il mio "Shifu, ni hen lei a, shi bu shi?" (Capo, sei stanco eh?) richiamò alla veglia il mio tassista, con il quale poi mantenni un ritmo di conversazione costante (per quanto comprensibilmente nervosa) sfoderando il meglio del mio vocabolario fino al ritorno al dormitorio della mia università.

Lao She 老舍 è nato il 3 febbraio del 1899 a Pechino da famiglia di origine mancese, ed è morto il 24 agosto 1966 quale suicidio inagurale della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria. Ho iniziato questo articolo con un lungo aneddoto sui taxi vergato di nostalgia perché Lao She è l'autore de Il ragazzo del risciò, ovvero Luotuo xiangzi 骆驼样子, uno dei romanzi più importanti letteratura moderna cinese precedente alla rivoluzione socialista del 1949. Scritto fra 1936 e 1937, questo romanzo racconta della vita di un tiratore di risciò, il "ragazzo cammello" (come vorrebbe la traduzione letterale del titolo), nella Pechino del primo Novecento cinese. Il ragazzo del risciò ha per me un'importanza particolare: è stato uno dei primi romanzi che ho letto integralmente in cinese (e chi studia questa lingua capirà certamente qual è la portata di questo traguardo), e l'ho letto a Pechino, il cui dialetto costituisce il substrato linguistico del romanzo (era affascinante per me ritrovare in quell'opera l'eco della lingua che stavo imparando a parlare, lì in Cina). Il tiratore di risciò di Lao She era il mio tassista notturno ubriaco di stanchezza: il libro è infatti incentrato sul rapporto fra la città di Pechino, un tiratore di risciò e il suo veicolo. Il vero protagonista della storia non è tanto il "ragazzo cammello", ma piuttosto la relazione quasi viscerale che quest'ultimo intrattiene con il suo risciò, che diventa per lui al tempo stesso il più prezioso possedimento e il suo giogo più crudele.

Lao She appartiene ad una generazione di autori cruciale per lo sviluppo della letteratura cinese moderna. Nato ai margini temporali di un impero in fase avanzata di decomposizione, a vent'anni si ritrova al centro del Movimento del 4 maggio 1919, ovvero in quel  momento di svolta cruciale e simbolico della storia intellettuale cinese. Insieme a nomi importanti come quello di Lu Xun, del saggista Zhou Zuoren, l'anarchico Ba Jin, il tardo-romantico Yu Dafu, Mao Dun, i poeti Wen Yiduo, Dai Wangshu e Fei Ming, Lao She contribuirà a rivoluzionare la tradizione letteraria del proprio paese con contributi fondamentali nella novellistica e nel teatro.

La Cina di Lao She è un paese in via di assestamento, le cui radici sono state violentemente scosse dall'incontro/scontro con quelle potenze occidentali che hanno contribuito a portare al collasso le strutture tradizionali dellla società in cui era imperniata la vita del popolo cinese fino ai tardi anni dell'Ottocento. Eppure non sono i grandi scenari e gli ampi respiri a interessare Lao She, ma piuttosto le vicende delle pedine minori della storia, i tiratori di risciò, il vecchio Zhang (protagonista del romanzo d'esordio La filosofia del vecchio Zhang, del 1926),  o ancora Il signor Ma e suo figlio (1939), immigrati cinesi nella Londra degli anni '20. Lao She è poi uno dei primi novellisti cinesi ad avvicinarsi (se non proprio a cimentarsi) nel campo della fantascienza: Città di gatti (del 1932) è stato riscoperto di recente (complice una nuova traduzione della Penguin pubblicata nel 2013) come uno dei romanzi più atipici e per questo interessanti della nuova letteratura cinese: incrocio bizzarro di satira e fantascienza, Città di gatti è un'allegoria affilata sul torpore intellettuale della Cina di  inizio secolo, sulla riluttanza del paese a prendere atto del cambiamento, o meglio della necessità di cambiamento: Città di gatti racconta la storia un pilota cinese che si salva da un incidente aereo grazie ad un atterraggio di fortuna su Marte. Qui si ritrova prigioniero di una civiltà di gatti sonnolenta e decadente, abitata da felini pigri e dipendenti da un'erba gatta molto simile all'oppio, coltivata e venduta da grassi signori terrieri servili e compiacenti.

Lao She non fu soltanto un brillante novellista capace di integrare la lezione importante del romanzo europeo (giunto in Cina in forma di traduzione durante la seconda metà del XIX secolo) al racconto della Cina moderna in lingua vernacolare in un periodo buio e fatto di cupe gabbie di ferro, ma rivestì un ruolo centrale anche nella ridefinizione della tradizione teatrale cinese: è del 1957 il dramma Casa da tè, opera in tre atti nella quale la storia tormentata della nazione cinese fra il 1898 e il 1949 prende forma e corpo. La casa da tè di Lao She diventa il microcosmo allegorico nel quale le vicende storiche del paese si legano a quelle individuali dei suoi abitanti, nella transizione in tre movimenti che porta la Cina a muoversi da un paese decadente e martoriato, ad una fragile repubblica nata dalle ceneri di un impero, e infine alla repubblica socialista di Mao Zedong del 1949.

Com'è giusto che sia in questo mondo fatto di fumo, Lao She fu vittima esemplare della Rivoluzione Culturale Cinese: accusato di essere un intellettuale contro-rivoluzionario (presumibilmente per la sola ragione di essere portatore sano di spirito critico e razionalità in tempi del tutto irragionevoli), nel 1966 Lao She venne picchiato a morte dalle Guardie Rosse e quindi portato in parata a mo' di monito ed esempio per le strade della sua amata Pechino. Umiliato e affranto, lo scrittore si lasciò morire annegandosi nel lago Taiping della capitale, rifiutandosi così di prendere parte alla barbarie che travolgerà il paese cinese per i successivi dieci anni. I suoi manoscritti vennero salvati dalla furia iconoclasta dei nuovi rivoluzionari grazie al coraggio della moglie e dei figli, che li nascosero sotto cumuli di carbone e nelle ciminiere di camini. La figura di Lao She venne infine riabilitata nel 1978, con un colpo di spugna ingrato nel deserto intellettuale della Cina post-rivoluzionaria e post-maoista. Magra consolazione. Per quel che vale, questo è il mio tributo: buon compleanno, Lao She.

Lorenzo Andolfatto

Sono lettore, traduttore, interprete e studiante. Mi occupo di cose cinesi nelle ore di lavoro, e di cose letterarie perlopiù americane nel tempo libero. Non sono ancora diventato musica da ascensore.

1 Commento
  1. Ringrazio per l’informazione che mi avvicina all’interesse dello studio della lingua cinese. Il suicidio di Lao She mi ha dato spunto per raccolta d’informazioni allo studio per la stesura del mio racconto breve:Tè al Gelsomino.
    Vecchio1953