Come pubblicare un libro in pochi passi

Mentre tutti parlano di quanto sia facile oggi pubblicarsi un libro da soli e di come il seIf-publishing stia facendo tremare le case editrici di tutto il mondo, ogni aspirante scrittore coltiva in cuor suo il sogno di ricevere una risposta alle centinaia di manoscritti stampati, imbustati e spediti agli editori. La domanda più vecchia del mondo, per uno scrittore ancor più assillante di quella sull’esistenza di Dio e il senso della vita, rimane questa: come faccio a pubblicare il mio libro? Prima di tutto, devi avere qualcosa da pubblicare e la strada per il manoscritto perfetto è lunga e in salita.

Non a caso il Writer’s Digest sostiene che questa sia la richiesta che arriva più di frequente in redazione, motivo per cui hanno deciso di provare a rispondere con una flowchart scritta e illustrata da Zachary Petit. Il grafico si sviluppa lungo una diagonale posta al centro; il punto di partenza è letteralmente e prevedibilmente quello di mettere il culo sulla sedia (per sapere quale sedia, si veda il ramo giallo Contemplate your chair); il punto di arrivo è quello che, con toni da stadio, potremmo tradurre come non mollare mai. In mezzo ci sono un paio di cose fondamentali come stesura e editing, nonché una serie di suggerimenti accessori che ora andiamo a vedere insieme.

Nulla viene lasciato al caso, dalla scelta del proprio nom de plume all’importanza dell’alimentazione e dell’attività fisica.
Prima di tutto, googlatevi (a chi non è mai capitato di farlo?) per scoprire se qualcun altro ha il vostro nome, e soprattutto chi; fatte le valutazioni del caso, decidete se trovarvi uno pseudonimo. Qui servirebbe una seconda flowchart che ci spieghi come sceglierlo, ma ci accontentiamo di alcuni spunti e andiamo avanti.

L’alimentazione, dicevamo, ha la sua importanza. Se chi sgranocchia verdure ha maggiori possibilità di successo, chi si attacca alla bottiglia si merita la comprensione della redazione: ci sono passati tutti. Non a caso ai drink è dedicato un intero ramo del grafico, nel quale si consiglia di maneggiare con cura alcolici e caffè (occhio che i vostri futuri lettori si accorgeranno se superate le tre tazze al giorno). 
Chiudere e aprire blog personali può causare distrazione, un account Pinterest è meno impegnativo. Scrivere su un nuovo e scintillante Mac Book Pro può essere una buona idea, ma mettete in conto di fare i turni di notte per pagarlo.

Se proprio non potete evitare di fare altro, trovatevi un hobby che sia almeno letterario; una partita di Quidditch per i fan di Harry Potter, una sessione di bondage per quelli di Fifty Shades of Grey. Guardare la tv è un’idea migliore di rastrellare le foglie o fare le pulizie; le serie HBO potrebbero ispirarvi più del cestello della lavatrice. E se siete sul punto di mollare, non cercate scuse: riunire la vostra band del liceo o costruire una casa per uccelli non è in nessun caso una buona idea.

Il grafico si inserisce in un contesto molto ricco di consigli per la scrittura, dai revival dei suggerimenti stilati dai più grandi scrittori alle più recenti dritte su come disintossicarsi da Internet elargite da Zadie Smith o Jonathan Franzen. Sembra insomma che anche i più grandi siano stati affetti dagli stessi tormenti di noi comuni mortali. Mal comune mezzo gaudio? Certo che sì, e non ho dubbi che se ci sono aspiranti penne tra i nostri lettori, si potranno riconoscere in almeno un paio dei punti sopra.

E se anche questa strada non funzionasse, potete sempre provare con la masterclass in self-publishing

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

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