Datemi la conoscenza o uccidetemi!

Come vi abbiamo raccontato pochi giorni fa,  si sta svolgendo negli Stati Uniti la settimana contro la censura letteraria e la messa al bando di libri ritenuti sconvenienti da parte dell’opinione pubblica americana. I motivi di queste contestazioni sono i più svariati – contenuti sessualmente espliciti, opinioni religiose, violenza e razzismo – e soprattutto sono gli stessi da secoli.

Come hanno reagito gli scrittori colpiti da "scomunica" davanti a tanta miopia? È facile immaginare che non abbiano gradito, ma vale la pena soffermarsi sulle loro reazioni che sono spesso state delle piccole lezioni di civiltà e di ironia. Il magazine Flavorwire si è divertito a ripercorrere questa storia individuando le migliori risposte degli autori di libri messi al bando. Ecco le nostre preferite.

Mark Twain fu un precursore delle più innovative strategie di marketing. Quando nel 1885 la Concord Public Library mise al bando il suo romanzo Le avventure di Huckleberry Finn, definendolo "spazzatura adatta solo per gli slum", Twain scrisse al suo editore rallegrandosi di queste dichiarazioni che gli avrebbero fatto vendere almeno 25 mila copie in più.

Philip Roth definì le accuse che seguivano la pubblicazione di ogni suo romanzo una sorta di febbre che si riacutizzava di tanto in tanto e che aveva raggiunto temperature preoccupanti con Il lamento di Portnoy, ma si dichiarò sicuro che alla lunga i suoi censori ci avrebbero fatto l’abitudine.

J.K. Rowling liquidò intelligentemente chi accusava Harry Potter di promuove il Satanismo dicendo che la gente tende a trovare nei libri quello che vuole vedervi; un libro è come uno specchio.

Ray Bradbury fornì un’acuta analisi del problema della censura letteraria, pronunciandosi sui numerosi tentativi di boicottaggio dei suoi libri: "Viviamo in un mondo folle e lo sarà sempre di più se permettiamo alle minoranze […] di interferire con l’estetica. […] Il mondo reale è il terreno di gioco di ogni singolo gruppo che voglia fare e disfare le leggi. Ma i miei libri, le mie storie e le mie poesie sono territorio in cui valgono le mie libertà e i miei diritti. Se i Mormoni non amano le mie opere, che si scrivano le loro. Se gli Irlandesi non approvano le mie storie su Dublino, che si procurino una macchina da scrivere". (Qui trovate la versione integrale).

Ancora più incisivo fu Kurt Vonnegut che si appellò alla Costituzione americana per sconfiggere i suoi detrattori con le loro stesse armi: "Tutta questa gente chiede con grande chiarezza di tornare ai buoni valori di una volta. Io dico allora di tornare al buon vecchio Primo Emendamento della cara vecchia Costituzione degli Stati Uniti (libertà di stampa e di parola, ndr). E che vadano al diavolo tutti i censori! Datemi la conoscenza o uccidetemi".

 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

1 Commento
  1. avviso: il link al vostro precedente articolo non funziona. 🙂
    La censura più sottile e più efficace opera semplicemente non parlando di determinati libri o autori. Li consegna all’oblio, in questo aiutata anche dai recensori che puntano sui nomi più eclatanti tralasciando i nomi meno noti. Ai nomi citati nell’articolo su Flavorwire ne aggiungo un altro: Dennis Cooper la cui scrittura “malata” andrebbe letta e diffusa.