Due cuori e una Guida Galattica

Scrivere qualcosa sulla Guida Galattica per gli Autostoppisti per me è molto complicato, è un romanzo (una serie di libri) cui sono tremendamente affezionato. La prima volta che ne ho sentito parlare è stato quando mio fratello Alessandro è scoppiato a ridere da solo, mentre eravamo nella nostra camera, sventolandomi poi davanti agli occhi un volume della collana Urania intitolato Ristorante al termine dell’universo. “Lo devi leggere” mi ha detto “è troppo divertente”; a una mia richiesta di ulteriori spiegazioni rispose: “Per esempio in questa scena c’è un ascensore parlante che cerca di convincere i passeggeri a andare su un altro piano, e poi c’è questo robot perennemente depresso che distrugge un formidabile carro armato, che ha tutte le armi possibili ma che è scemo”. Ecco, è bastata questa descrizione sommaria e assurda a farmi entrare nel mondo della Guida, era il 1984, avevo quindici anni e da allora, ogni volta che sento il nome di Douglas Adams, la mia bocca si piega in un sorriso.

Se quelle due righe assurde non vi hanno convinto a volerne sapere di più sui romanzi della serie è meglio se smettete di leggere quest’articolo, se vi hanno convinto a provare a leggerli allora correte a recuperare una delle varie edizioni e smettete di leggere, il resto del testo potrebbe rovinarvi alcune sorprese. Non sono un masochista e non cerco deliberatamente di mandare via i miei lettori, semplicemente ho deciso di dedicare queste righe a quelli come me, gli innamorati della Guida, i cultori del demenziale, quella strana genia di persone cui brillano gli occhi ogni volta che sentono parlare di motore d'improbabilità, in una parola: i FAN (in effetti, se si conta la i, le parole sono due)

Questo pezzo non conterrà spiegazioni, non ci saranno approfondimenti, niente di tutto questo: sarà una specie di riunione intorno al tavolo di un pub virtuale, dove vecchi conoscenti si ritrovano e si raccontano aneddoti riguardo il loro passato comune, non c’è bisogno di spiegarli, li conosciamo tutti, per questo le frasi possono anche non avere senso apparente.

… e la Cuore D’Oro? …a me ha fatto impazzire l’idea dei pesci di babele, ci pensi come sarebbe bello se esistessero veramente? …Marvin! Marvin! …tutta la storia del computer e della risposta ermetica, quello secondo me è il pezzo migliore… …lui è troppo uno sfigato, cioè mi somiglia… …e l’astronave piena di persone inutili tra cui il tizio che pulisce le cornette? Che poi sul pianeta originale muoiono tutti per un virus trasmesso dai telefoni pubblici…

Potrei continuare per ore, e mi piacerebbe che continuaste anche voi, mettendo nei commenti i pezzi preferiti e bevendovi una birra alla salute di tutti noi, fan del troppo presto scomparso Douglas Adams.

Se siete tra i coraggiosi che sono arrivati fin qui, allora vi meritate un regalino: 

-Uhm – disse Zaphod entrando – cos’altro fai, oltre a parlare?
-Salgo o scendo- disse l’ascensore.
– Bene – disse Zaphod – Noi saliamo.
O scendete puntualizzò l’ascensore.
– Sì. Ma adesso vogliamo andare su, per favore.
Ci fu un attimo di silenzio.
-Giù è molto bello- suggerì l’ascensore, con un punta di speranza.
– Davvero?
– Fantastico, direi.
– Bene – disse Zaphod -Adesso vogliamo salire per piacere?
-Posso chiedervi– disse l’ascensore con il suo tono di voce più suadente, –se avete considerato quello che potrebbe offrirvi un viaggio in giù anziché in su?-
– Buon Zarquon-  mormorò Zaphod – perché mi hai mandato un ascensore filosofo? –

Davide Piccirillo

Nel tempo libero somiglio ai miei gatti: amo dormire, stare sdraiato sul divano, alzarmi, stirarmi, guardarmi in giro e poi tornare a stendermi. Rispetto a loro ho la possibilità di leggere (libri, fumetti) e vedere film o serie Tv. La sfrutto abbastanza.

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