Dylan Thomas, gli Arcade Fire, Interstellar e una poesia ritrovata

Le cose stanno così: questo doveva essere un articolo su Dylan Thomas, il poeta burbero dalla faccia grassoccia conosciuto ai più grazie a Interstellar di Nolan («Do not go gently into that good night…»), quello da cui il buon vecchio Bob Dylan prese il nome, e che fa fico citare con le ragazze (nei film, almeno). Insomma la notizia del giorno doveva riguardare questa inedita poesia perduta di Dylan ThomasA Dream of Winter — apparentemente riscoperta di recente, e di cui quest’articolo voleva in principio offrire una traduzione inedita, fatta da me medesimo.

Nella mia ingenuità mi ero detto: sì, si troverà online questa maledetta poesia, mi ci vorrà poco a mettermi a tradurla, volete dirmi che esistono ancora i concetti di "inedito" e di "perduto" dopo l'internet? Ecco, apparentemente sì, perché della poesia in rete non c'è proprio ombra. Ma ora, nonostante l'idea della traduzione sia ormai saltata, nel cercare informazioni sulla poesiola in questione, scopro che la storia si fa ben più interessante.

Perché a quanto pare quando si parla di nomi grossi della letteratura mondiale, è facile lasciarsi prendere dall'entusiasmo delle scoperte e dei comunicati altisonanti. La notizia del ritrovamento dell'inedito di Thomas, che risale a circa quattro giorni fa, era stata data da John Goodby, curatore dei Complete Poems del poeta, soffusa di un alone di mistero: alla poesia sarebbe stato infatti dedicato un reading misterioso in una località imprecisata di Londra (un po' come i concerti improvvisati in ascensore degli Arcade Fire dei tempi andati) ad invito esclusivo (e pagante), che aveva messo in fibrillazione i lettori più impallinati di Thomas.

L'alone di mistero non è però durato molto, poiché, a quanto pare, di inedito nell'inedito di Dylan Thomas c'era ben poco. Dietro alla notizia dell'inedito, fa notare il giornalista gallese Robin Turner, non c'era altro che un astuto giocare con le parole e col nome di Dylan Thomas da parte dei custodi dell'opera di Thomas, e in vista del festival annuale dedicato al poeta gallese. Perché di perduto, nella poesia A Dream of Winter, insomma c'era proprio poco: la poesia era apparsa per la prima volta nel 1942 sulla rivista Lilliput, e da allora è stata ripubblicata in volume in almeno tre edizioni.

John Goodby, il custode in questione dell'opera di Dylan Thomas, si è difeso dicendo quanto segue:

Ci sono molte cose da dire in difesa della natura"perduta" della poesia di Thomas: le poesie di un poeta si vengono a conoscere quando sono incluse in una raccolta, e ciò non si può dire di A Dream of Winter. Secondo, il volume su cui è apparsa la poesia è sempre rimasto appannaggio dei bibliofili, non certo dei lettori. E terzo, nessuno ha mai commentato o criticato la poesia in questione.

E per quanto non si possa dargli del tutto torto, vero è che un conto è avere a che fare con un inedito veri e proprio, un altro è avere a che fare con una poesia nel bene o nel male dimenticata, ma non perduta.

Insomma, much ado about nothing: più continuo a scrivere della faccenda e più mi sembra che questa vada dissolvendosi nel chiacchiericcio. Mi mette gioia comunque pensare che vi siano ancora al mondo delle persone capaci di perdersi e lambiccarsi sulla poesia e sui poeti a questa maniera, e, se non altro, è grazie a loro ora che ho proprio voglia di mettermi a rileggere per bene l'opera di Dylan Thomas.

Lorenzo Andolfatto

Sono lettore, traduttore, interprete e studiante. Mi occupo di cose cinesi nelle ore di lavoro, e di cose letterarie perlopiù americane nel tempo libero. Non sono ancora diventato musica da ascensore.

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